LE AREE MARINE PROTETTE
di Laura Gentile

L'Italia, avendo sviluppato un sistema di aree marine protette che non ha eguali in altri paesi mediterranei, rappresenta un "faro", un punto di riferimento da prendere a modello per creare una rete internazionale di aree marine protette che possa realmente rappresentare uno strumento di conservazione e sviluppo sostenibile del mare nostrum. In altri paesi come la Grecia o la Turchia, le esperienze di protezione del mare si limitano infatti per lo più ad aree a stretto regime di tutela create esclusivamente per salvaguardare singoli ecosistemi o specie come la foca monaca o la tartaruga marina, mentre sono limitatissime le situazioni di aree protette dove la protezione si concili con lo sviluppo delle attività socio-economiche locali. In Italia le aree protette marine sono istituite ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991 con un Decreto del Ministro dell'Ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione dell'area, gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione . Sono costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono. Ad oggi, in Italia, le aree marine protette istituite sono Isola dell'Asinara, Capo Caccia - Isola Piana, Capo Carbonara, Capo Gallo - Isola delle Femmine, Capo Rizzuto, Isole Ciclopi, Cinque Terre, Isole Egadi, Miramare, Isole Pelagie, Porto Cesareo, Portofino, Punta Campanella, Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre, Secche di Tor Paterno, Tavolara - Punta Coda Cavallo, Torre Guaceto, Isole Tremiti, Isola di Ustica, Isole di Ventotene e Santo Stefano e Plemmirio. A questo elenco vanno aggiunti i 2 Parchi archeologici sommersi di Baia e Gaiola ed il Santuario dei Mammiferi Marini ratificato dal Governo italiano recentemente, che tutela un arco di mare vastissimo comprendente, oltre l’Italia, anche la Francia e il principato di Monaco. Nel computo delle zone di mare vincolato in Italia vanno poi considerate le perimetrazione a mare di due parchi nazionali terrestri istituiti nelle isole minori con estensione della tutela a mare l'Arcipelago della Maddalena e l'Arcipelago Toscano.
Ben 14 delle restanti aree marine di reperimento sono in corso di istituzione, con iter istituiti giunti a livelli molto diversi. Per le rimanenti 15 aree marine di reperimento non è stato ancora avviato alcun passo dell’iter istitutivo. In totale il patrimonio marino italiano sotto tutela è formato da circa 3.000.000 di ettari di mare (comprensivi della vasta area del Santuario per i Mammiferi marini) e oltre 570 chilometri di costa. Un impulso ai parchi marini è stato dato in questi ultimi anni grazie a una duplice azione: da una parte si è arricchita la mappa delle aree marine, che da 16 sono diventate, in due anni e mezzo, 23, dall’altra si è promossa la cultura della fruibilità compatibile, per permettere la conoscenza di questi gioielli italiani.
Ogni area marina protetta, suddivisa in tre tipologie di zone con diversi gradi di tutela, si fonda su una graduazione dei vincoli comunque mirati a consentirne la massima fruizione. L'intento è quello di assicurare la massima protezione agli ambiti di maggior valore ambientale, che ricadono nelle zone di riserva integrale (zona A), applicando in modo rigoroso i vincoli stabiliti dalla legge. Con le zone B e C si vuole assicurare una gradualità di protezione attuando, attraverso i Decreti Istitutivi e i singoli Regolamenti emanati dagli Enti Gestori, delle eccezioni (deroghe) a tali vincoli al fine di coniugare la conservazione dei valori ambientali con la fruizione, con le esigenze socio-economiche delle realtà locali e l’uso sostenibile dell'ambiente marino. In queste aree ad esempio, sono consentite, anche se regolamentate, le tradizionali attività economiche legate al mare come la pesca ed il turismo.

  • Zona A, di riserva integrale, interdetta a tutte le attività che possano arrecare danno o disturbo all'ambiente marino. La zona A è il vero cuore della riserva. In tale zona, individuata in ambiti ridotti, sono consentite in genere unicamente le attività di ricerca scientifica e le attività di servizio.
  • Zona B, di riserva generale, dove sono consentite, spesso regolamentate e autorizzate dall'organismo di gestione, una serie di attività che, pur concedendo una fruizione ed uso sostenibile dell'ambiente, influiscono con il minor impatto possibile. Anche le zone B di solito non sono molto estese.
  • Zona C, di riserva parziale, che rappresenta la fascia cuscinetto tra le zone di maggior valore naturalistico e i settori esterni all'area marina protetta, dove sono consentite e regolamentate dall'organismo di gestione, oltre a quanto già consentito nelle altre zone, le attività di fruizione ed uso sostenibile del mare di modesto impatto ambientale. La maggior estensione dell'area marina protetta in genere ricade in zona C.

La gestione delle aree marine protette è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute, anche consorziati tra di loro, con decreto del Ministro dell'Ambiente, sentiti la Regione e gli enti locali territorialmente interessati.

Le aree marine protette in Grecia e Turchia
di Gianni Guerrieri

Nella regione egea, le numerose isole e la particolare configurazione geografica conferiscono al sistema una unicità che non permette di considerare l’area marina separatamente da quella terrestre e tanto meno le aree di giurisdizione turca distinte da quelle greche. Da quanto è emerso negli incontri, circa il 92% dell’intero tratto di costa egea (insulare e non) è prospiciente a fondali di eccellenza per la biodiversità, ma quasi il 3% è seriamente degradata. In genere tali ambiti marini, oltre a subire gli effetti negativi derivanti da consistenti apporti di inquinanti di origine agricola ed industriale, sono anche minacciati da un intenso traffico di petroliere e chemichiere, da uno sforzo di pesca non sempre sostenibile e da una progressiva aggressione di infrastrutture turistiche ovviamente associata a crescenti flussi di visitatori. Malgrado ciò, queste aree marine sono note per lo splendore dei propri fondali e per la presenza di alcune specie, purtroppo rare, ma che caratterizzano il bacino Mediterraneo, quali le tartarughe marine, alcuni piccoli cetacei e la foca monaca. La tipica macchia mediterranea, che si estende dal livello del mare ai 300-400 metri, esercita una importante funzione protettiva per molti animali. Lungo la costa esistono poi numerose zone umide formate da lagune, paludi, acquitrini e laghi costieri, con profondità non superiore ai 6 metri, che, grazie alla presenza di abbondante plancton e piante acquatiche superiori, sono molto produttive di materiale organico (primo anello della catena alimentare), e pertanto costituiscono degli habitat fortemente ambiti da molti animali. I criteri internazionali per la classificazione delle zone umide identificano come zone di “I° Grado” quelle capaci di sostenere una popolazione di 25.000 uccelli al giorno: va ricordato che gli uccelli acquatici mangiano dal 50 al 90% del proprio peso corporeo di cibo al giorno (l’uomo ne mangia il 2-3%). In Turchia ne esistono 19 classificate di I° Grado e 5 di queste (Kusgölü, delta del Göksu, Sultan Sazligi, lago di Burduz e lago di Seyfe) sono registrate come zone umide di importanza internazionale sotto la Convenzione RAMSAR. Preservare tali zone è una responsabilità che deve essere percepita non solo dalla società turca ma da quella mediterranea ed anche da quella globale. Inoltre i lunghi banchi di sabbia della laguna di Köycegiz (tra il lago di Köcegiz ed il mar Mediterraneo) sono siti di nidificazione della tartaruga, mentre le acque sono predilette da molti pesci per la loro riproduzione. Il sistema deltizio del fiume Büyükmenders (sulla riva egea) ha una delle più numerose popolazioni di pesci e di uccelli del Mediterraneo.
Dall’incontro è emerso che le aree marine per la protezione della foca monaca e delle tartarughe marine in questa zona sono scarse e quelle esistenti necessitano di miglioramenti gestionali affinché possano esprimere l'efficacia richiesta. Per quanto concerne la Turchia sono stati ricordati i parchi nazionali di Olympos-Beydaglari e la penisola di Dilek per la protezione delle foca e le spiagge di Fethiye Gocek, di Daylan, Belek e Patara per la protezione della tartaruga; mentre in Grecia il parco marino di Nord Sporades ed il sito di Foça per la protezione della foca monaca.
Per quanto riguarda l’area marina ionica compresa tra la penisola di Karaburun (Albania) e l’isola di Zante, circa il 57% dell’intero tratto di costa in questione è prospiciente a fondali di eccellenza per la biodiversità, e ben il 4% è fortemente degradata; ma ciò che è più grave è il fatto che il 7,5% dell’area costiera più degradata si affaccia su zone di eccellenza per quanto riguarda la biodiversità. Nell’area esiste un solo parco, recentemente istituito nell’isola di Zante; parco che sta ancora incontrando forti difficoltà per decollare sotto il profilo gestionale. In questa zona sono presenti specie simbolo come la foca monaca (una comunità che raggiunge i 25 esemplari), la tartaruga marina (che vi migra, nidifica e sverna), numerosi tonni, l’acciuga europea, il pescespada e piccoli cetacei come il delfino comune ed il tursiope. Le spiagge di Zante e precisamente quelle di Laganas, di Kalamaki, di Sekania, di Daphni e di Gerakas sono arenili prediletti dalla tartaruga marina per la deposizione delle uova (a Sekania vengono annualmente catalogati dai 700 ai 1000 siti di nidificazione) che si protrae da maggio ad agosto. Da quanto è stato riferito, nella zona non esisterebbe la necessaria consapevolezza ambientale per garantire la protezione della specie in parola come imposto dalla Direttiva 92/43/CEE, tanto che La Corte di Giustizia Europea ha condannato, nel gennaio 2002, la Repubblica Ellenica per non aver adottato tutte le misure necessarie per la tutela. Da tutto ciò è emersa evidente l'attuale carenza di aree protette, sia nel mare Egeo che nello Ionio, e l'importanza di costituire aree protette integrate tra mare e possibilmente non troppo distanti le une dalle altre, onde permettere agli animali di raggiungere senza difficoltà le aree ove stare senza pericoli o rifugiarsi e ristorarsi durante le tappe di migrazione.

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