menu di scelta rapida

page image

torna al menu di scelta rapida

Biodiversità

Mammiferi marini

I cetacei sono mammiferi acquatici che da sempre hanno catturato la nostra attenzione per il loro enorme fascino e mistero. Il loro mondo è immenso e vario e si espande dai fiume fino alle profondità degli abissi. Perfettamente adattati alla vita subacquea e veri dominatori dei mari, possiedono molte caratteristiche che li fanno assomigliare ai pesci, come ad esempio la forma idrodinamica del corpo, il possedere pinne per il nuoto e le scelte alimentari, ma come gli altri mammiferi sono animali a sangue caldo che respirano attraverso i polmoni e allattano i piccoli. Le dimensioni possono variare dai piccoli delfini, come il cefalorinco di HeaviSide (Cephalorhynchus heavisidii) che raggiunge appena i 120 cm, all’enorme balenottera azzurra  (Balaenoptera musculus)  che può superare i 30 metri di lunghezza e rappresenta l’animale più grande che sia mai esistito sul nostro pianeta.

I cetacei iniziarono la loro storia evolutiva nell’Eocene (circa 60 milioni di anni fa) con l’adattamento alla vita marina (facevano parte del gruppo Archeoceti): dapprima infatti possedevano tutti una dentatura molto sviluppata e gli arti posteriori ridotti, adattati alla vita negli ambienti palustri, lagunari e negli estuari.

Nel corso dei successivi 30 milioni di anni si evolsero molte forme di Archeoceti, sempre più trasformati e specializzati alla vita acquatica: gli arti si svilupparono in pinne per la propulsione nell’acqua, il corpo si allungò con una lunga coda, le zampe posteriori si ridussero o addirittura scomparvero, quelle anteriori si trasformarono in pinne e le narici si spostarono verso la parte più alta del capo.

L’ordine Cetacea è composto da 14 famiglie e 87 specie viventi, raggruppate in due sottordini: Odontoceti (delfini, orche, capodogli), che possiedono denti per la masticazione, e Misticeti (balene, balenottere) che ai bordi della bocca hanno i fanoni, placche cornee che usano per filtrare i pesci e i crostacei di cui si nutrono.

Delle 21 specie segnalate nel Mediterraneo  (comprese quelle rare o accidentali), nei mari d’Italia se ne possono osservare 12. L’uomo ha per secoli considerato i Cetacei una fonte alimentare da sfruttare e ha sterminato molte specie per ricavarne olio, carne, grasso, fanoni e altre sostanze.

La caccia ai cetacei è stata notevolmente ridotta negli ultimi decenni, ma viene ancora praticata da alcune nazioni per scopi “scientifici”.

 

Creature a rischio 

Nel loro ambiente i Cetacei hanno pochi nemici e i principali pericoli derivano dagli impatti antropici come la pesca, l’inquinamento chimico e acustico, l’urbanizzazione costiera e da fattori naturali come il riscaldamento del pianeta che rischiano di compromettere la biodiversità del mare e dei suoi equilibri.

In particolare la pesca è ancora la prima fonte di pericolo soprattutto per tursiopi, stenelle e raramente delfini comuni. Non più quella diretta che è vietata. Ma ci sono le catture accidentali, soprattutto nelle spadare, che pur essendo state dichiarate illegali dal 2002 continuano a essere utilizzate. I delfini hanno bisogno di risalire in superficie per respirare, e se vengono presi in una spadara muoiono rapidamente affogati, anche a soli tre metri di profondità.

L’eccessiva pressione di pesca inoltre toglie alimento ai mammiferi marini, che sono la cupola della catena alimentare marina.

E proprio perché sono all’apice della rete trofica sono anche le creature viventi più esposte alla contaminazione attraverso il bioaccumulo. L’inquinamento provoca, infatti, nei cetacei infezioni virali, batteriche, parassitosi, stress dovuto a contaminanti persistenti e alterazioni della rete alimentare causate dalla riduzione delle loro prede. L’inquinamento chimico può causare la mortalità degli stock di pesci, ridurre o cambiare la composizione della popolazione ittica, aumentare le malattie e ridurre il tasso di crescita. Si può quindi intuire come qualsiasi impatto sull’ecosistema marino in generale e sulle prede ha delle conseguenze anche sulle popolazioni dei predatori.

Cosa fare in caso in caso di ritrovamento di animale spiaggiato

L’animale non va toccato. Questa particolare accortezza vale ancora di più se l’animale è morto. Soprattutto se è in stato di decomposizione, può essere un pericoloso veicolo nella trasmissione di malattie.

Contatta subito il numero 1530 della Guardia Costiera.

In attesa di persone esperte e qualificate non affollarsi attorno né fare confusione. Lo stress può peggiorare le condizioni dell’animale, persino causarne la morte.

Non tentare di riportarlo al largo per nessun motivo.

Se possibile bagnare delicatamente la pelle con acqua di mare per  mantenerla umida. Stare molto attenti a non fare entrare acqua nello sfiatatoio che si trova sulla testa, né a coprirlo. Il Cetaceo potrebbe soffocare.

Crea una zona d’ombra per proteggere l’animale dai raggi del sole.