SCOMPARSO IL PESCEGATTO GIGANTE DEL MEKONG | Quando l’uomo riuscirà a comprendere l’importanza di ogni singola specie sul nostro pianeta la maggior parte di queste oramai non esisterà più se non nei libri di scuola che ne parleranno come fossero degli animali preistorici. L’ultimo ad essersene andato, e di certo non è l’unico, è il pescegatto gigante del Mekong noto agli esperti come Pangasianodon gigas. La specie, che poteva raggiungere anche i 3 metri di lunghezza, riusciva a sopravvivere grazie alle continue migrazioni all’interno dei bacini fluviali dell’Asia Sud orientale. Sfortunatamente per lui, l’opera dell’uomo non ne ha mai tenuto conto e con dighe e sbarramenti per le centrali idroelettriche è giunta anche la sua fine. A lanciare l’allarme, oramai praticamente inutile, sono stati i ricercatori dell’Università della California che hanno eseguito uno studio basandosi sul numero di esemplari catturati negli ultimi anni. Un paio nel 1998 e soltanto uno nel 2000 e 2001. Per chi pensasse che gli esperti non sono dei pescatori e non sanno pertanto dove andare a cercare il pescegatto gigante diciamo che la zona presa in esame è stata quella, un tempo ricchissima di esemplari di questa specie, che si trova nel tratto tailandese del fiume Mekong. La speranza è che qualche esemplare sia riuscito a scampare all’opera incessante del “distruttore”, e possa in qualche modo ridare vita ad una popolazione consistente! |
 SALE “LA FEBBRE” IN MARI E OCEANI ..... | SALE LA FEBBRE IN MARI E OCEANI, INQUILINI COSTRETTI A MIGRARE Mari e oceani sempre più caldi e gli inquilini cambiano casa. Gamberetti che “scappano” dal Mediterraneo, merluzzi e salmoni che invertono la rotta, coralli che cambiano colore, tartarughe che depositano le uova con 10 giorni di anticipo. Una rivoluzione causata dai guasti provocati al clima dalle attività umane. Ma non solo. Il riscaldamento delle acque del Pianeta determinerebbe, secondo le ultime teorie degli esperti, il 60-70% dell’innalzamento previsto del livello medio degli oceani, da 15 a 90 centimetri da qui al 2100 con conseguenze sul ciclo dell’acqua. Il sistema è sempre più carico di energia e questo incide sull’aumento delle temperature e sull’aumento dei fenomeni dinamici, come l’accentuarsi di fenomeni estremi che in questo caso specifico vanno a colpire il ciclo dell’acqua. Dove il riscaldamento è più forte, il ciclo è accelerato e le precipitazioni aumentano, con una esasperazione dei fenomeni nel futuro. La febbre colpisce anche il Mare Nostrum con conseguenze sul livello del mare. Sotto i colpi del riscaldamento delle temperature, il Mediterraneo al 2090 è destinato a salire di 18-30 centimetri (con picchi di 70 nell’ Alto Adriatico) spazzando via 4.500 chilometri quadrati di aree costiere e pianure, il 62,6% nell’Italia meridionale (soprattutto Golfo di Manfredonia e zone del Golfo di Taranto), il 25,4% nel nord Italia (soprattutto Alto Adriatico), il 6,6% in Sardegna (soprattutto zone della parte occidentale e meridionale) e il 5,4% nell’Italia Centrale (soprattutto medio Adriatico e alcune zone del medio Tirreno). |
 I CORMORANI CHE NON DANNEGGIANO L’ECONOMIA ITTICA | Accusati dai pescatori di far strage di pesci, nei fiumi ma soprattutto nelle valli da pesca, ora i cormorani sono stati oggetto di uno studio commissionato dalla Provincia di Grosseto: il quadro che emerge è che i cormorani censiti sia nei loro dormitori notturni che nella laguna di Orbetello si alimentano soprattutto con pesci sottotaglia, dunque il loro impatto dal punto di vista economico risulterebbe meno grave che se si alimentassero con pesci di taglia adulta, già pronti per la pesca e la commercializzazione. Pesci preferiti risultano essere cefali, spigole, gobidi e sparidi. Secondo lo studio si può ipotizzare in provincia di Grosseto una media di consumo giornaliero di circa 420 grammi di pesce per ogni cormorano. In Italia secondo gli ultimi censimenti riportati dallo studio, sarebbero circa 60.000 i cormorani svernanti, con un tasso medio di incremento di circa il 5%, parallelamente all’aumento delle coppie nidificanti nel Mar Baltico e Mare del Nord. In Italia il cormorano è considerato specie migratrice regolare, svernante e nidificante ed è un predatore estremamente specializzato che si alimenta quasi esclusivamente di pesci, spesso appartenenti alle specie di interesse commerciale, con possibili impatti negativi sulle imprese del settore. Nel caso tali impatti vengano rilevati, è necessario delineare una strategia complessiva di intervento che sia in grado di ridurre efficacemente gli effetti negativi della predazione, tenuto conto delle esigenze di conservazione della natura e delle specie appartenenti alla fauna selvatica. |
 DALL’ISLANDA UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA CACCIA .... | DALL'ISLANDA UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA CACCIA ALLE BALENE L’Islanda fermerà la caccia alle balene, anche se non la sospenderà del tutto. Il governo di quel Paese ha infatti deciso di accogliere le richieste degli ambientalisti per ridurre drasticamente lo sterminio delle balene, rivedendo il programma nazionale di caccia cosiddetta “scientifica” e limitando la quota annuale a 25 balenottere minori. Le quote di caccia previste inizialmente, di 500 balene in due anni, incluse balenottere boreali e balenottere comuni, sono state abbandonate, in seguito alle polemiche interne e soprattutto all’assenza di un vero e redditizio mercato per i prodotti derivati dalle balene. Dal 2003, quando l’Islanda fece sapere al mondo di voler riattivare la caccia alle balene dopo 14 anni di tregua, e nonostante le numerose proteste da molte parti del mondo, 36 balenottere minori sono già state uccise. Il mercato della carne di balena è modesto e sempre in diminuzione nelle nazioni che le cacciano, come Islanda, Norvegia e Giappone, dato che le abitudini alimentari locali sono cambiate e considerato l’alto livello di contaminazione dei prodotti derivati. L’Islanda ha ancora ingenti scorte di carne di balena avanzate dall’anno scorso che non riesce a smaltire per l’assenza di mercato. La crescente opposizione politica interna è giunta a sorpresa per il Governo islandese. L’ente turistico dell’isola e gli operatori di whale watching hanno sottolineato come la ripresa della caccia alle balene in Islanda danneggi la reputazione del Paese e di conseguenza il turismo, che diminuisce. Il turismo è diventato una delle maggiori fonti di reddito in Islanda negli ultimi anni; l’industria del whale watching attrae circa 72.000 turisti ogni anno e genera oltre 14,6 milioni di dollari all’anno per l’economia islandese. |
 AEREI CON ALI DI BALENA | Dove cercare ispirazione per disegnare le ali dei nuovi aerei? Chiaro, in fondo al mare. I ricercatori della West Chester University in Pennsylvania hanno trovato una curiosa ispirazione osservando - e studiando - le pinne delle megattere (Megaptera novaeangliae), una specie nota per i meravigliosi suoni che emette per comunicare, nonché per gli spettacolari voli che compie uscendo dall’acqua. Le sue pinne sono dotate di una striscia di bozzoli chiamati tubercoli tra i quali l’acqua crea una serie di mulinelli e turbolenze che favoriscono la portanza e diminuiscono la resistenza dell’acqua. Così le balene sono in grado di eseguire scattanti cambi di direzione, rapide svolte a 180 gradi e altri vistosi movimenti che sorprendono chi li osserva. Studiando questi mulinelli Frank Fish ha avuto l’idea di costruire un modello di pinna di balena di 57 centimetri e di studiarla nella galleria del vento. Ha così scoperto che le ali con quel profilo sono molto più efficienti di quelle degli aerei che come è notorio, sono lisce. Ali così disegnate potrebbero non avere bisogno dei flap e di altri meccanismi che servono ad aumentare la portanza degli aerei in fase di atterraggio. Il tutto con meno rischi di guasti meccanici responsabili di solito degli incidenti aerei. O quanto meno di atterraggi d’emergenza. |
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