menu di scelta rapida

page image

torna al menu di scelta rapida

GLI ULIVI DEL MEDITERRANEO

di Giancarlo Bovina
GLI ULIVI DEL MEDITERRANEO

"Migliaia di piante di ulivo ultracentenarie vengono abbattute a Corfù ogni anno per alimentare un commercio di legna da ardere tra le coste dell’isola greca e quelle pugliesi, dove questa insostituibile risorsa sembra venga utilizzata per alimentare i forni delle pizzerie. Gli esperti di Marevivo hanno raccolto il grido di allarme di ambientalisti ed amministratori locali.

Una prima indagine condotta da Marevivo ha messo in luce i particolari e le dimensioni di questo commercio che sta assumendo, per l’isola di Corfù, la dimensione di una vera e propria catastrofe ecologica.
Provocato dalla crisi del settore olivicolo, che costringe i contadini ad abbandonare la produzione, l’abbattimento di circa 20.000 piante all’anno colpisce in modo irreversibile il patrimonio paesaggistico dell’isola rappresentato da oltre 4 milioni di piante d’ulivo delle quali circa 2,4 milioni sono dei monumenti naturali di oltre cento anni. Il traffico, presente da lungo tempo, ma che nel corso degli ultimi sei mesi ha registrato una impennata fortissima, utilizza, nel loro viaggio di ritorno, gli automezzi impiegati da industrie alimentari che riforniscono dalla Puglia la rete di supermercati di Corfù.

In questo modo vengono abbattuti i costi di trasporto, mentre i coltivatori ottengono ricavi modesti con sanzioni minime stabilite da una vecchissima legge greca specifica a tutela degli ulivi, che, per assurdo, era inizialmente straordinariamente avanzata.


Con questo fenomeno viene colpita la pianta simbolo dell’intero bacino mediterraneo, quella che più di tutte ne caratterizza il paesaggio per le forti relazioni tra natura e lavoro dell’uomo.
Le conseguenze ambientali sono molteplici e nella loro interferenza critica realmente disastrose:

  • perdita irreversibile di un patrimonio vegetale per una specie che più di altre caratterizza il paesaggio mediterraneo
  • sradicamento di culture millenarie
  • abbandono della terra e perdita dell’opera capillare ed attenta di manutenzione idraulica dei suoli con conseguente innesco del degrado erosivo
  • sviluppo di specie vegetali infestanti, di basso valore ecologico e naturalistico
  • predisposizione al fenomeno degli incendi.

In altri termini una accelerazione fortissima, anche se in sede locale, del grave problema della desertificazione, vale a dire dell’incapacità del suolo di sostenere la vita, sia vegetale che animale.

L' O l i v o

L’Olivo (Olea europaea) è da molti considerato “pianta guida” della regione mediterranea, anche se il significato è limitato dall’essere pianta coltivata e diffusa dall’uomo.
Si considera mediterranea una fascia litoranea della penisola italiana, improntata da aspetti di vegetazione schiettamente meridionale.
Botanici e geografi hanno per lungo tempo delimitato la regione mediterranea sulla base della distribuzione dell’olivo, sino a distinguere un “clima dell’olivo” che dovrebbe essere sinonimo di clima mediterraneo. L’olivo è certamente una delle piante che più contribuiscono ad improntare il paesaggio delle coste che si protendono nel mediterraneo, ma è una pianta coltivata, e come tale, soggetta a subire contrazioni ed espansioni di “areale”, non solo per effetti fisici, ma anche di fattori umani, economici e storici. Originariamente erano infatti le leccete a rappresentare la copertura vegetale naturale essendo state poi distrutte in epoca storica per recuperare terreni a pascolo ma anche per impiantare coltivi: vite e olivo. In ogni caso l’olivo sintetizza il concetto di mediterraneità.
La tradizione dell’origine e dell’introduzione dall’oriente dell’olivo nella regione mediterranea, e la sua cosiddetta “marcia storica” ha un solo significato probabile: l’introduzione della coltivazione dell’olivo (Olea europaea var. sativa). L’olivo allo stato selvatico o oleastro (Olea europaea var. oleaster) è con ogni probabilità indigeno in quasi tutta la “Mediterraneis”.
L’areale dell’olivo interessa tutte le coste mediterranee ad esclusione di parte della costa egiziana e di quella libica, estendendosi fuori da Gibilterra a parte delle coste spagnole, portoghesi e algerine. E’ pure presente lungo le fasce litorali sud orientali del Mar Nero.
L’originaria foresta a oleastro e lentisco, caratteristica di una fascia dell’orizzonte litoraneo, rappresenta una macchia-foresta dominata dall’oleastro (Olea europaea var. oleaster).
L’olivo, forse il più nobile degli alberi italiani, si coltiva in quasi tutta l’Italia; al nord ed al centro ha in genere fusti sottili e chiome leggere, al sud assume il portamento di grande e possente albero. Olivi secolari in Sardegna hanno un tronco tipico “aggregato” simile a quello degli ulivi secolari di Corfù.
L’olivo è anche l’albero più caratteristico della Grecia. Secondo la leggenda esso nasce dalla contesa tra Atena, dea della saggezza e Poseidone, dio del mare, per il possesso dell’Attica. Gli dei decisero che il vincitore sarebbe stato chi avesse offerto il dono più utile; Atena vinse poiché creò l’olivo e la città di Atene prese così il suo nome. L’olio d’oliva ha spesso rappresentato un fondamentale simbolo religioso, la pienezza della vita spirituale, il dono della salute, pace e potere spirituale. Per migliaia di anni è stato usato come sorgente di luce. A Cefalonia vi sono olivi di 2000 anni ed i metodi di coltivazione descritti dagli antichi autori sono ancora in uso.