menu di scelta rapida

page image

torna al menu di scelta rapida

IL TRAFFICO MARITTIMO: INQUINAMENTO E SICUREZZA

di Gianni Guerrieri
IL TRAFFICO MARITTIMO: INQUINAMENTO E SICUREZZA
Foto di Mauro Francesconi

Nel Mar Mediterraneo, in questo “piccolo oceano” sostanzialmente chiuso con una superficie di circa 2 milioni di Km2 (0.8% di tutte le superfici oceaniche), si concentra circa il 30% del traffico marittimo mondiale diretto sia ai suoi porti interni che a quelli esterni. Di tale traffico si stima che circa il 50% interessi merci pericolose.

Se lungo lo stretto dei Dardanelli, infatti, si possono avvistare in una sola ora circa 20 imbarcazioni di tipologia esclusivamente mercantile, nel Canale di Sicilia, ed in particolare sui banchi Avventura e Graham, la maggior parte del traffico mercantile interagisce con quello della pesca (qui estremamente intenso), proprio in un tratto di mare di estrema importanza per la preservazione degli stocks ittici e più in generale per la conservazione della biodiversità.

Nelle circa 80 ore di navigazione necessarie per traversare, da Corfù sino a Trapani, il basso Ionio ed il canale di Sicilia (lungo la principale rotta del traffico petrolifero nel Mediterraneo che vede convergere in queste acque quantità di greggio dell’ordine di 280 milioni/anno di tonnellate, circa l’80% del trasporto totale), sono state avvistate 22 petroliere (la maggior parte delle quali nel Canale di Sicilia), delle circa 300 che giornalmente circolano nell’intero bacino: un dato certamente significativo se si pensa trattarsi di semplici avvistamenti visivi.

Questo andirivieni di giganti se da un lato permette uno sviluppo economico della regione, dall’altro, purtroppo, rappresenta una minaccia costante per il Mediterraneo perché sostanze inquinanti varie possono essere rilasciate accidentalmente, ma anche intenzionalmente, dai cargo. Non può passare inosservata la presenza di rifiuti galleggianti sull’acqua, molto probabilmente prodotti a bordo di navi e gettati in mare, oppure di chiazze galleggianti del color dell’iride, lunghe qualche metro, formate quasi sicuramente da residui di acque di lavaggio dei tanker o acque di sentina scaricate in mare da qualche nave che ha solcato le stesse acque qualche ora prima.

A minacciare il Mediterraneo ci sono anche gli incidenti, che non sono pochi: secondo la stessa fonte di informazioni, nel decennio 1990÷1999, sono stati registrati 250 incidenti che hanno provocato inquinamenti o che l’avrebbero potuto provocare se non ci fosse stato il pronto intervento di addestrate squadre di emergenza; e pensare che il Mar Mediterraneo ha bisogno di 80÷100 anni per rinnovare le sue acque, ovvero per depurarsi di tutti i veleni che l’uomo vi immette.
Si calcola che i vegetali acquatici sia dei mari che delle acque dolci producono circa il 70% dell'ossigeno atmosferico, ma ciò è sempre più ostacolato dagli inquinamenti che concorrono a sopprimere la vegetazione e a impedire gli scambi gassosi aria-acqua, frapponendo in superficie un velo isolante di idrocarburi. Una tonnellata di petrolio si spande sulle acque in un velo di 12 km2. Perciò se è vero che l'1% dei prodotti petroliferi viene perduto o scaricato in mare, si avrebbero annualmente 20 milioni di tonnellate di idrocarburi in acqua, capaci teoricamente di ricoprire con un velo una superficie di 240 milioni di 12 km2, cioè 2/3 della superficie di tutti i mari e oceani del globo e di rendere inutilizzabili per la vita 25 mila miliardi di tonnellate di acqua.

Un grammo di petrolio rende inutilizzabile per la vita un metro cubo di acqua. Gli effetti negativi di tale massa di idrocarburi anche sulla respirazione degli organismi acquatici è dunque tale da destare la più seria preoccupazione per la sopravvivenza della flora e della fauna e per le conseguenze sulla vita terrestre. Infatti la riduzione o scomparsa della vegetazione marina provoca una catena di reazioni negative: riduzione o scomparsa di innumerevoli specie di animali direttamente o indirettamente collegate attraverso la concatenazione di dipendenze alimentari fino all'uomo.

Il traffico mercantile marittimo deve essere, dunque, più rispettoso della sicurezza e dell’ambiente. La qualificazione degli equipaggi, il poter disporre nel breve termine di navi petroliere e chimichiere a doppio scafo, l’istituzione di rotte obbligate, specie negli specchi di mare particolarmente vulnerabili, il dotare i porti di idonei impianti per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti solidi e liquidi prodotti a bordo, sono tutte risoluzioni che vanno nel giusto senso.

NUMERO TOTALE INCIDENTI DAL 1990 AL 1999 NEL MEDITERRANEO


Incidenti che hanno coinvolto petroliere 168
Incidenti che hanno coinvolto navi di trasporto sostanze pericolose 82
Totale 250


INCIDENTI REGISTRATI (1990-1999)


Navi battenti bandiere nazionali 124 (49.6%)
Navi battenti bandiere di "convenienza" (open registers) 114 (45.6%)
Incidenti “on shore” senza coinvolgimento di navi 12 (4.8%)
Totale 250 (100.0%)


NUMERO DEGLI INCIDENTI REGISTRATI IN MEDITERRANEO NEL PERIODO 1990-1999 IN FUNZIONE DELLE QUANTITÀ SVERSATE



ANNO
Meno
di 10 t
Da 10
A 99 t
Da 100
a 999 t
Da 1000
a 9999 t
Oltre le 10.000 t
Ignoti
N.
Senza sversamenti
TOTALE
90
1
3
1
1
1*
1
2
10
91
1
1
2
1
1**
5
4
15
92
-
1
4
1
-
5
4
15
93
1
-
1
1
-
8
9
20
94
5
1
1
-
-
1
11
19
95
4
-
-
-
-
1
6
11
96
7
1
-
-
-
-
16
24
97
-
2
4
-
-
-
10
16
98
3
2
1
1
-
-
7
14
99
7
1
-
-
-
-
16
24
TOT 90/99
29
12
14
5
2
21
85
168
(Elaborazione dati REMPEC)

NUMERO DEGLI INCIDENTI REGISTRATI IN MEDITERRANEO NEL PERIODO 1990-1999 IN FUNZIONE DELLE QUANTITÀ SVERSATE



ANNO
QUANTITÀ SVERSATE in tonnellate(3)
1990(1)
1.357
1991(2)
12.895
1992
2.527
1993
2.288
1994
424
1995
12
1996
41
1997
1.270
1998
1.278
1999
58
TOTALE 1990-99
22.150
(Elaborazione dati REMPEC)

(1) Oltre alla quantità indicata sono state stimate 12.000 tonnellate di olio pesante e acque luride, sversate in mare a causa della collisione tra M O/B/O "SEA SPIRIT" e M LPG "HESPERUS", avvenuta fuori del Mediterraneo (a ovest di Gibilterra) ma trasportate dalle correnti e dai venti in Mediterraneo interessando severamente la fascia costiera del Marocco, Spagna e Algeria.

(2) L’esplosione e l’incendio a bordo della MT "HAVEN" a largo di Genova, nell’aprile 1991 hanno provocato la perdita dell’intero carico, 144.000 tonnellate di olio greggio, ma la maggior parte di esso si è bruciata e solamente una quantità, stimata intorno alle 10.000 tonnellate (quantità inclusa nella tabella), ha effettivamente invaso il mare.

(3) Non sono incluse le quantità di greggio sversato a seguito di 21 incidenti i cui volumi sono rimasti sconosciuti. Tuttavia si ritiene che tali quantità siano state significative, per cui i dati riportati in tabella potrebbero essere molto diversi se le quantità sconosciute venissero aggiunte.