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"Mare mostro", da Copenhagen l'appello per salvare il mare dalla plastica

Pubblichiamo il racconto di Federico di Penta, responsabile delle relazioni internazionali di Marevivo,  che si è imbarcato su Nave Vespucci per portare fino a Copenhagen “Mare mostro”, la campagna sull’impatto della plastica in mare promossa in questi mesi dall’associazione ambientalista.

"Ci sono occasioni in cui sono proprio fiero di essere italiano.

Quella che da molti viene definita “la nave più bella del mondo” è maestosamente ormeggiata proprio tra la residenza reale e la famosa Opera House, nel pieno centro di Copenaghen: sto parlando della nave “Amerigo Vespucci”, da poco tornata a solcare i mari dopo una lunga sosta per importanti lavorazioni di ammodernamento, che l’ha tenuta lontana dal suo ruolo di ambasciatore italiano nei mari del mondo per quasi due anni.

Mare Mostro” è la quindicesima campagna di Marevivo promossa, in questa fase, in collaborazione con la Marina Militare a bordo della Amerigo Vespucci, a testimonianza di un legame che negli anni ci ha permesso di vincere insieme molte battaglie a favore dei nostri mari. La campagna “Mare Mostro” ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e le istituzioni pubbliche su quella che è sicuramente una delle principali emergenze che accomuna tutto l’ecosistema marino, ovvero la marine litter (letteralmente “spazzatura marina”). L’immagine del “Mare mostro” è stata ideata dall’agenzia Roncaglia e Wijkander.

La plastica, in particolare, rappresenta oramai uno degli “abitanti” con i quali si ha maggior probabilità di incontrarsi quando ci si immerge in uno qualsiasi dei mari del mondo. Senza considerare poi che buona parte della plastica presente in mare è quasi invisibile all’occhio umano, ed è sotto forma di microplastiche (immaginate una busta di plastica che, negli anni, alla deriva si rompe in pezzetti sempre più piccoli…). Le microplastiche, ovvero pezzetti di plastica inferiori ai 5 millimetri, sono particolarmente nocive perché i pesci le scambiano per la loro principale fonte di nutrimento, il plancton. In questa maniera, le microplastiche si insinuano nella nostra catena alimentare: il pesce “contaminato” dalla micro plastica viene mangiato da un altro pesce, che potrebbe poi essere pescato e finire sulla nostra tavola.

Tra le varie categorie di microplastiche identificate, la campagna “Mare Mostro” si concentra in particolar modo sulle microbeads. Queste minuscole “perline” di plastica vengono infatti prodotte appositamente ed aggiunte ad una quantità veramente incredibile di prodotti: avete presente quei “granuli” presenti nel vostro dentifricio o negli scrub per la pelle?

Si stima che solo in Europa vengano prodotte circa 5.000 tonnellate di microbeads ogni anno, la maggior parte delle quali finisce direttamente a mare, perché troppo piccole per essere catturate dai nostri sistemi di filtraggio.

A tale proposito Marevivo, con il supporto del CONISMA e di un gruppo di ricercatori dell’Università La Sapienza guidato dal professore Ardizzone, ha incoraggiato e sostenuto la stesura di una proposta di legge per proibire la vendita di prodotti per l’igiene personale e cosmetici contenenti micro beads, a partire dal 2019. La proposta di legge è stata depositata in Parlamento italiano, a firma di Ermete Realacci e di altri 40 parlamentari, il 21 giugno, ed è stata illustrata in una cerimonia che ha avuto luogo sempre sulla Amerigo Vespucci, nel porto di Napoli, il 29 giugno.

Nell’ambito del progetto, la Marina Militare ha poi dato a Marevivo la possibilità di organizzare degli eventi nelle città comprese nell’annuale viaggio d’istruzione estivo di nave Vespucci, per promuovere la campagna Mare Mostro ed incoraggiare la discussione su analoghe iniziative legislative anche in altri paesi dell’Unione Europea ed eventualmente in tutta l’UE. Contemporaneamente Marevivo è entrata a far parte di Beathemicrobead: questa coalizione è promossa dalla fondazione olandese "Plastic Soup" che mira a contrastare il problema della marine litter e della plastica in particolare. La coalizione "Beat the microbead" ha l’obiettivo finale di arrivare ad una legge a livello europeo per proibire l’utilizzo di tutte le particelle di micro plastica nei prodotti di consumo. 

Pertanto, il 30 agosto mi trovavo a Copenaghen per testimoniare come un disegno di legge possa rappresentare un esempio di eccellenza italianaper una volta non siamo primi solo nel cibo o in un campionato di calcio…! -  , a bordo di un’altra eccellenza italiana. L’Italia è stato, infatti, il primo Paese europeo - seguito, negli ultimi giorni dalla Gran Bretagna - a dotarsi di un ddl che proibisce l’utilizzo delle micro plastiche in tutti i prodotti cosmetici e per l’igiene personale.

A livello mondiale, gli Stati Uniti hanno già approvato una legge simile, i cui effetti si faranno sentire a partire dal 2018. Tuttavia tale legge americana è limitata alle microbeads (che sono solo una tipologia di microplastiche) nei prodotti cosmetici (e non nei prodotti per l’igiene personale). 

Il 30 agosto l’accoglienza della Marina Militare sul cassero di poppa è stata perfetta come sempre, come tutta la nave del resto. L’equipaggio di quasi 200 persone, composto in gran parte da giovani cadetti, lavora con perfetta sincronia per lucidare gli ottoni, lustrare i ponti ed effettuare tutti i preparativi necessari per accogliere i 60 addetti ai lavori invitati all’evento.

Le ONG danesi “Plastic Change” e “Danish Ecological Council” si sono attivate per garantire a bordo la presenza di svariati esponenti delle principali istituzioni europee,  tra i quali Stephane Isoard, Direttore della Marine Division della European Environment Agency - che negli ultimi giorni ha lanciato un’ app per il monitoraggio della marine litter  - e l’europarlamentare danese Margrete Auken, altre ONG internazionali (Greenpeace, WWF, Plastic Soup Foundation e Flora & Fauna International) nonché rappresentanti del settore privato come Helle Fabiansen, Amministratore Delegato della Confederazione di Produttori di Cosmetici danesi e Jakob Zeuthen, della Confindustria danese.

L’evento è stato incentrato sulla definizione di un itinere che ci permetta di passare da alcuni esempi virtuosi nazionali (come appunto la proposta di legge italiana) ad un'unica legge per proibire a livello europeo la commercializzazione di tutte le categorie di micro plastiche. L’obiettivo finale è rimuovere l’utilizzo di microbeads e/o altre categorie di microplastiche non solo nei prodotti per l’igiene personale o la cosmetica, ma anche detersivi, capi d’abbigliamento e tutte le altre categorie di prodotti che vengono irrorate di micro plastiche durante il processo produttivo.

Considerando la vastità della gamma di prodotti di consumo contenenti microplastiche, una legge europea dovrebbe eventualmente concentrarsi sul divieto di immettere microplastiche nei sistemi di scarico, piuttosto che identificare ed elencare tutte le categorie di prodotti contenenti micro plastiche, realizzando di volta in volta un apposito decreto normativo per ogni categoria. La discussione è stata estremamente interessante e proficua, tuttavia passeranno ancora degli anni prima che l’Europa possa diventare un continente virtuoso per quel che concerne la dispersione delle microplastiche nei mari. Eventi, come questo di Copenaghen, ci permettono di intraprendere il giusto cammino insieme".

Federico di Penta