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Cambiamenti climatici

 

I cambiamenti climatici rappresentano una grave minaccia per la vita nei nostri mari, comprese le barriere coralline e la pesca, con ripercussioni su ecosistemi marini, economia e società, in particolare quelli più dipendenti dalle risorse naturali. Il rischio rappresentato dai cambiamenti climatici può essere ridotto limitando il riscaldamento globale a non più di 1,5 °C.

La vita nella maggior parte dell'oceano globale, da un polo all'altro e dalla superficie del mare alle profondità abissali, registra un innalzamento delle temperature a causa dei cambiamenti climatici causati dall'uomo.

L'importanza dell'oceano

L'oceano è essenziale per tutti gli aspetti del benessere e del sostentamento umano. Fornisce servizi chiave come la regolamentazione del clima, attraverso il bilancio energetico, il ciclo del carbonio e il ciclo dei nutrienti. L'oceano è la casa della biodiversità, dai microbi ai mammiferi marini, i quali fanno parte di una grande varietà di ecosistemi nell'oceano.

L'innalzamento delle temperature

Le emissioni di carbonio dalle attività umane stanno causando il riscaldamento degli oceani, l'acidificazione e perdita di ossigeno con alcune evidenze di cambiamenti nel ciclo dei nutrienti e nella produzione primaria. Il riscaldamento dell'oceano sta colpendo gli organismi marini a più livelli trofici, incidendo sulla pesca con implicazioni per la produzione alimentare e le comunità umane. Preoccupazioni per quanto riguarda l'efficacia dell'attuale governance degli oceani e della pesca è già stata segnalata, evidenziando la necessità di attenuare tempestivamente questi cambiamenti.

L’innalzamento delle temperature è una delle cause di perdità di biodiversità. Sempre più organismi sono sottoposti a forti stress dovuti alle variazioni climatiche. Diverse specie di animali e di piante, per fuggire al riscaldamento del pianeta, spostano la loro distribuzione verso maggiori latitudini o altitudini, provocando forti squilibri a livello ecosistemico.

Questo innalzamento incide sulla biodiversità mettendo a rischio biomi caratterizzati da climi più estremi, e di conseguenza minacciando d’estinzione le specie adattate al freddo sia per latitudine (specie polari) sia per altitudine (specie montane) (Blasi et al., 2005).

Effetti dell’aumento dei gas serra:

  • aumento delle temperature medie del pianeta;
  • cambiamento nella distribuzione e intensità delle piogge;
  • cambiamenti nella criosfera: copertura dei ghiacci, neve e permafrost;
  • innalzamento del livello marino;
  • acidificazione degli oceani;
  • aumento della desertificazione ed erosione del suolo;
  • aumento nella frequenza, intensità e durata degli eventi estremi;
  • cambiamento nelle caratteristiche degli ecosistemi;
  • aumento delle minacce alla salute umane;
  • aumento della vulnerabilità umana sul pianeta.

È importante sottolineare come il rilascio di anidride carbonica dalla rivoluzione industriale ad oggi è aumentato notevolmente raggiungendo oggi le 400 ppm in atmosfera. In particolare il rilascio di clorofuorocarburi (fanno parte degli idrocarburi, composti chimici contenenti atomi di cloro, fluoro e carbonio) determina il rilascio di atomi di cloro che contribuiscono alla degradazione dello strato di ozono con gravissime conseguenze. Tra queste, l’aumento della penetrazione dei raggi UVB i quali determinano un repentino aumento di temperatura e possono portare ingenti danni a livello cellulare e fisiologico, basti pensare alla formazione di dimeri di pirimidina nel DNA che determinano alterazioni a livello trascrizionale. Non solo: stimolano meccanismi di risposta alle intense radiazioni luminose, che portano ad un notevole consumo di energia e inducono meccanismi di riparazione che espongono gli organismi a forte stress e conseguente abbattimento e delle difese immunitarie, esponendoli maggiormente a fenomeni di estinzione.

L’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera ed il successivo contatto con l’acqua determina la formazione di acido carbonico il quale si dissocia in ioni carbonato e bicarbonato determinando il rilascio di protoni che determinano l’acidificazione degli oceani, portando ad un generale stato di disequilibrio degli ecosistemi marini.

Questa acidificazione determina uno squilibrio ad esempio nei meccanismi di calcificazione di organismi marini come coralli, che non trovando più le condizioni ideali per la deposizione di carbonato di calcio, vanno incontro al cosiddetto fenomeno del bleaching.

L'acidificazione degli oceani

L'oceano sta continuando ad acidificarsi in risposta all'assorbimento di carbonio oceanico in corso. In mare aperto il pH delle acque superficiali dell'oceano è in calo da 0,017 a 0,027 unità di pH per decennio dalla fine degli anni '80 attraverso singole osservazioni di serie temporali più di 15 anni. Questi cambiamenti nel pH hanno ridotto la stabilità delle forme minerarie di carbonato di calcio a causa di un abbassamento delle concentrazioni di ioni carbonato, in particolare nel regioni costiere (soggette ad elevati fenomeni di upwelling) .

In poche parole, una forte acidificazione determina un disequilibrio nei meccanismi di calcificazione di organismi come i coralli, essenziali nelle azioni di sequestro di anidride carbonica disciolta in mare dall’atmosfera secondo la legge di Henry.

Le proposte di Marevivo

Sappiamo a cosa andiamo incontro e l'unica buona notizia è che siamo ancora in tempo per invertire la rotta. I governi mondiali devono immediatamente mettere gli oceani al centro delle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, come unica soluzione per evitare il disastro. 

Per queste ragioni è fondamentale partire da soluzioni che puntino sull’oceano per salvare il pianeta dal riscaldamento globale.

Marevivo chiede ai governi di:

  1. Rimuovere gli impatti che alterano gli ecosistemi marini come praterie di fanerogame, barriere coralline, mangrovieti ed altri ecosistemi marino-costieri, essenziali per la preservazione e il mantenimento della biodiversità.
  2. Investire sulla ricerca di energie rinnovabili che derivano dal mare (ovvero da onde, maree, correnti…) per contribuire alla riduzione di emissioni di CO2 a terra. Il riscaldamento globale costituisce l’impatto principale sugli ecosistemi marini. La transizione verso la decarbonizzazione è un obiettivo imprescindibile.
  3. Mantenere le popolazioni ittiche entro limiti biologicamente sicuri. Per fare questo è indispensabile impedire la pesca durante i periodi di riproduzione delle specie ittiche, affinché venga garantita la taglia di prima maturità sessuale.
  4. Eliminare la plastica dai processi produttivi e, nel frattempo, prevedere incentivi per la sperimentazione e l’installazione di sistemi di raccolta dei rifiuti trasportati dai fiumi per intercettarli  prima che arrivino in mare, unitamente alla riduzione dei consumi e alla messa al bando di oggetti in plastica usa e getta.
  5. Ridurre l’inquinamento di qualsiasi tipo, incluso quello acustico provocato dal traffico marittimo e dalle attività estrattive. Infatti, le onde sonore emesse da queste azioni disturbano tutta la fauna marina e in particolar modo i mammiferi marini, compromettendone i meccanismi di comunicazione e orientamento e causandone a volte lo spiaggiamento.

L’associazione chiede che queste misure vengano adottate anche in accordo con la Marine Strategy Framework Directive (2008/56/EC), che prevede il raggiungimento del buono stato ambientale (GES) e dei target ambientali previsti dalla Direttiva stessa.

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