SQUALI, PREDATORI DIVENTATI PREDE

Gli squali, che esistevano già oltre 350 milioni di anni fa, sono oggi in via di estinzione nei mari di tutto il mondo. Sono pesci dallo scheletro cartilagineo, privi di vescica natatoria, dotati di un insieme di organi sensoriali perfettamente adattato alla loro funzione di predatori. Gli squali sono carnivori e si cibano di altri animali marini, dai più grandi (altri squali, mammiferi marini), ai più piccoli (plancton). Si trovano all’apice della piramide alimentare, hanno un ruolo vitale per la sopravvivenza di tutti gli organismi marini e sono un indicatore dello stato degli ecosistemi marini. 

Fin dalla preistoria gli squali hanno influenzato la cultura, la mitologia, le tradizioni popolari, l’alimentazione, la pesca, il rapporto tra uomo e mare. 

Squali e razze sono sempre state prede ambite non solo per le loro carni, ma anche per i prodotti che se ne ricavavano: olio dal fegato, farine dalle carcasse, cuoio e altri materiali dalla pelle, trofei da denti e mascelle. Tutto ciò li ha portati sull’orlo dell’estinzione. 

Oggi i tempi sono cambiati e gli squali, assieme ad altri pesci cartilaginei come le razze, si trovano a fronteggiare una difficile crisi che, se non verrà affrontata, li porterà alla definitiva scomparsa dai nostri mari con indubbie ripercussioni non solo sulle condizioni degli ecosistemi marini anche su tutti noi. 

LE MINACCE

Nel corso della loro evoluzione squali e razze hanno raggiunto un equilibrio e acquisito caratteristiche fisiologiche ed etologiche caratterizzate da ritmi di crescita lenti, fertilità relativamente bassa, tempi di maturazione piuttosto lunghi, longevità e, spesso, grandi dimensioni. 

Se da un lato questa strategia evolutiva li ha fatti adattare perfettamente all’habitat da essi occupato, dall’altro li ha resi estremamente vulnerabili al cambiamento repentino cui sono stati sottoposti dalle attività umane.

Le minacce più frequenti e pericolose sono: 

  • il sovra sfruttamento delle risorse ittiche, 
  • il bycatch, cioè la cattura accidentale con sistemi di pesca legali e illegali adottati per altre specie, 
  • l’inquinamento e la distruzione degli habitat, 
  • l’ingestione di plastica e la cattura nelle reti fantasma, 
  • il commercio legale e illegale di questi pesci, o di parti di essi, a scopi alimentari e non solo.

Negli squali Mediterranei e nelle razze si trovano percentuali molto elevate di mercurio, pesticidi e altri inquinanti, sostanze che non solo interferiscono con la loro fertilità e ne abbassano ancora di più il tasso di riproduzione, ma contribuiscono a renderne la carne pericolosa per la salute umana, quando viene venduta a scopi alimentari. 

A causa di non ben documentate tradizioni gastronomiche, gli squali sono oggetto in tutto il mondo della crudele pratica del finning: la cattura con l’asportazione della sola pinna dorsale considerata una prelibatezza in molto paesi asiatici. Una volta tagliata la pinna, gli animali agonizzanti vengo buttati in mare. Si stima che ogni anno nel mondo vengano uccisi in questo modo oltre 73 milioni di squali.

MAREVIVO PER GLI SQUALI

Marevivo si batte da anni contro la pratica del finning e per la tutela degli squali. Insieme a CTS, Fondazione Cetacea, GRIS, MedSharks e Slow Food ed altre 50 associazioni europee ed internazionali abbiamo lavorato per l’approvazione  di un Piano Europeo per la conservazione degli squali e per un rafforzamento della legislazione sul prelievo delle pinne di squalo a bordo dei pescherecci europei.

Crescono lentamente, raggiungono la maturità sessuale in età avanzata e generano pochi piccoli, ciò li rende particolarmente suscettibili ad uno sfruttamento eccessivo e, una volta decimati, stentano a riprendersi.

Gli attivisti di Marevivo manifestano a Fontana di Trevi contro il finning

Marevivo è parte di Shark Alliance, una coalizione di ONG dedicata alla conservazione degli squali su basi scientifiche. In occasione della Settimana Europea dello Squalo abbiamo organizzato decine di eventi in tutta Europa per chiedere ai Ministri della Pesca e dell’Ambiente un concreto impegno a salvaguardia di questi esemplari marini, divenuti prede e non più predatori. 

Quattro misure concrete per la conservazione degli squali:

  • La definizione e adozione di piani di ripopolamento  per le specie di squali e razze  a rischio di estinzione.
  • Un rafforzamento del Regolamento sul Finning che elimini  la deroga che consente  la rimozione di  pinne di squalo a bordo dei pescherecci europei.
  • La definizione di limiti di cattura.
  • L’istituzione di riserve marine per la riproduzione degli squali all’interno della rete Natura 2000.

Scarica il piano d’azione per la conservazione degli squali europei 

Nel corso degli ultimi 200 anni la presenza di questi meravigliosi predatori marini è diminuita di oltre il 97% a causa di un prolungato ed intenso sfruttamento delle popolazioni, implicabile soprattutto alle attività di pesca. Proteggere questi animali è fondamentale: sono al vertice della catena alimentare e regolatori dell’intero equilibrio dell’ecosistema marino. 

Incontro con uno squalo

Il video-racconto del nostro Cavaliere del Mare Alberto Luca Recchi

LA PROTEZIONE INTERNAZIONALE

A livello internazionale, nazionale e locale sono in corso numerose iniziative, vincolanti e non vincolanti, se ne citano alcune: il Codice di Condotta della FAO per una pesca responsabile; la CITES (Commission on International Trade in Endangered Speciese of Wild Fauna and Flora); l’IPOA Shark (International Plan of Action for Sharks) e l’EUOPA Shark, il piano d’azione della Commissione Europea, che incoraggiano gli Stati membri a sviluppare iniziative di protezione nazionali.

Nel 2018 il GFCM (General Fisheries Council for the Mediterranean) ha stilato un regolamento secondo cui le specie che ancora possono essere cacciate devono essere portate a riva integri con le pinne attaccate al corpo. 

La protezione di squali e razze, come quella di ogni organismo vivente, non può prescindere dalla protezione degli habitat in cui questi organismi vivono.

Da ricordare, infine, la Convenzione sulle specie migratorie, la Convenzione sulla Diversità Biologica; la Convenzione di Barcellona; la Convenzione di Berna sugli Habitat dove sono inserite molte specie di squali e razze mediterranee tra cui la mobula (Mobula mobular).

GLI SQUALI NELLA LISTA ROSSA

The Red List of Threatened Species, la Lista rossa delle specie minacciate di estinzione, include 64 specie di squali pelagici e razze, il 32% delle quali è minacciato di estinzione. La Red List è il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione di animali e piante di tutto il pianeta. È compilata dagli oltre 7500 scienziati ed esperti dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature), che mettono a disposizione gratuitamente la loro collaborazione e i dati in loro possesso. La Red List viene aggiornata ogni 5-10 anni e le specie sono suddivise in Categorie che ne definiscono lo status di conservazione.

Il Mediterraneo è uno dei mari con la più alta percentuale al mondo di squali in pericolo di estinzione (42%), molti dei quali ancora poco conosciuti.

SQUALO BIANCO DEL MEDITERRANEO

(Carcharodon carcharias) 715 cm (di solito tra 3-5 metri)

Altri nomi in italiano: pescecane.

È una specie rara e protetta, ma è comunque oggetto di pesca commerciale e sportiva. Poco abbondante e conosciuto, la sua presenza è oggi ridotta in tutto il mondo. Fino agli anni ’30 era considerata una specie comune soprattutto in Adriatico, oggi viene raramente segnalato nelle aree più ricche di grandi prede e perciò si ipotizza una zona riproduttiva in queste acque.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

CETORINO

(Cetorhinus maximus) 900-1000 cm (di soltio tra 3-5 metri)

Altri nomi in italiano: squalo elefante.

È tra le specie più a rischio di estinzione perché è stato a lungo oggetto di pesca eccessiva. È un enorme e inoffensivo squalo filtratore, da cui si ricavavano tanti prodotti. Il periodo di gestazione non è noto ma pare possa durare 3,5 anni. Nel Mediterraneo è segnalato ovunque, nei mari italiani è segnalato nell’alto Tirreno (Isola d’Elba e nord della Sardegna) e nel medo-basso Adriatico.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

MAKO

(Isurus oxyrinchus) 400 cm (di solito tra 150-200 cm)

Altri nomi in italiano: ossirina, canesca.

È una preda ambita nella pesca sportiva ed è catturato sia dai palangari che con le reti o la canna. È il più veloce tra gli squali e partorisce tra i 4 e i 16 piccoli per volta. Un tempo abbondante nel Mediterraneo, oggi si è notevolmente ridotto a causa della pesca eccessiva.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

SQUALO VOLPE

(Alopias vulpinus) 300-600 cm

Altri nomi in italiano: pesce bandiera, pesce volpe.

Oggi fortemente minacciato dalla pesca sportiva e d’altura, è una preda purtroppo ambita dai pescatori sportivi e per la zuppa di pinne. Nel Mediterraneo segnalato ovunque, presente nei mari italiani e soprattutto nell’Adriatico, considerato zona di nursery.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

PALOMBO

(Mustelus mustelus) 160 cm (di solito tra 60-120 cm)

Altri nomi in italiano: cagneto, mussola.

È una delle specie purtroppo più pescate e vendute. Spesso altre specie più rare, come la verdesca, vengono vendute con il nome di palombo. Pescato attivamente è oggetto anche di pesca sportiva. Dopo un periodo di gestazione di 10-11 mesi partorisce da 4 a 15 piccoli. Nel Mediterraneo è diffuso soprattutto nel medio Tirreno e nell’Adriatico.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Non Conosciuto (NE)

VERDESCA

(Prionace glauca) 380 cm (di solito tra 120-180 cm)

Altri nomi in italiano: squalo blu, cagnizza, canesca, verdone.

È purtroppo preda ambita nella pesca sportiva e per le pinne per la zuppa cinese. Nel Mediterraneo era un tempo presente ovunque. L’Adriatico è considerato zona di nursery, oggi molto raro a causa di pesca eccessiva e bycatch.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Quasi Minacciato (NT)

SMERIGLIO

(Lamna nasus) 300 cm (di solito tra 90-260 cm)

Altri nomi in italiano: vitello di mare, cagnizza, sbriglio.

La sua carne bianca e tenera è considerata pregiata, ma viene utilizzato anche per l’olio di fegato e le pinne. Catturato con i palangari pelagici, è stato sterminato nel giro di pochi anni. La tardiva maturità sessuale e la scarsa prolificità lo rendono sensibile alla pesca eccessiva e rendono limitate le possibilità di ripresa selle sue popolazioni. Nel Mediterraneo presente ovunque ma non comune. Nei mari italiani era presente soprattutto nel Tirreno meridionale.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

SPINAROLO

(Squalus acanthias) 140 cm (di solito tra 60-100 cm)

Altri nomi in italiano: asia, spineddu, ciantrune.

È una delle specie più pescate, sia con i palangari di fondo che con le reti a strascico. Oggi è tra gli squali più minacciati a causa della pesca eccessiva. Molto longevo ma con una gestazione lunghissima (18-24 mesi) partorisce da 1 a 20 piccoli. Presente in tutto il Mediterraneo.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

GATTUCCIO

(Scyliorhinus canicula) 80 cm (di solito tra 20-50 cm)

Altri nomi in italiano: gattuccio minore, cagnolo, gatta.

È una specie di rilevante importanza commerciale nelle acque europee, sia per consumo alimentare umano sia per ricavarne diversi prodotti. Viene catturato soprattutto con le reti a strascico. Non è conosciuto il suo status nel Mediterraneo.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Non Conosciuto (NE)

SQUALO TORO Vulnerabile (V)

(Carcharias taurus) 120-320 cm

Altri nomi in italiano: pescecane.

È purtroppo considerato pregiato in Giappone soprattutto per la zuppa di pinne. Segnalato ovunque nel Mediterraneo (eccetto nel Mar Nero). Relativamente diffuso nei mari di Sicilia, piuttosto raro altrove.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Vulnerabile (V)

NOTIDANO GRIGIO

(Hexanchus griseus) 480-500 cm

Altri nomi in italiano: squalo capopiatto, pesce manzo, pesce bove, pesce vacca squalo.

La sua carne è considerata buona e un tempo veniva attivamente pescato nelle coste tirreniche, dalla Liguria alla Sicilia

e ancora oggi viene consumato fresco o congelato. Era comune nel Mar Mediterraneo, raro nell’Adriatico.

Classificato nella Lista Rossa dell’IUCN come Quasi Minacciato (NT)

LEGENDA

V= Vulnerable (Vulnerabile), indica che la popolazione di una specie è diminuita del 50% in dieci anni, o che il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km, o che il numero di individui

riproduttivi è inferiore a 10.000.

NT= Near Threatened (Quasi Minacciato), indica valori che si avvicinano a quelli della descrizione precedente. 

NE= Not Evaluated (Non Conosciuto), indica che la specie non è ancora studiata e inserita nella Lista.