L'iter per la sua approvazione è durato quattro anni: un periodo di tempo lunghissimo se si pensa all’opportunità che rappresenta per la tutela del mare e alla totale assenza di ostacoli di natura politica ed economica

La Salvamare è legge. Ma l’iter per la sua approvazione è durato quattro anni: un periodo di tempo lunghissimo se si pensa all’opportunità che rappresenta per la tutela del mare e alla totale assenza di ostacoli di natura politica ed economica.

Quando si giunge a un traguardo così importante viene spontaneo ripercorrere la strada che ha condotto a un risultato per nulla scontato, specialmente in questi terribili tempi che stiamo vivendo. La pandemia, la guerra, gli immigrati, i rifugiati e, inoltre, un cambio di governo, hanno fatto sembrare il provvedimento legislativo meno urgente rispetto alle situazioni drammatiche che il Parlamento ha dovuto gestire. Non ci speravamo più. La legislatura era alle ultime battute e, alla sua conclusione, si sarebbe dovuto ricominciare da capo. Per questo ringraziamo i parlamentari, soprattutto la presidente della Commissione Ambiente alla Camera Alessia Rotta, la presidente della Commissione Ambiente del Senato Vilma Moronese, le relatrici Paola Deiana e Rossella Muroni per la Camera e Virginia La Mura per il Senato, non a caso tutte donne, che non hanno mollato e con tenacia e perseveranza hanno condotto in porto la Salvamare.

Con questa legge il nostro Paese dispone finalmente di uno strumento efficace e concreto, richiesto anche dall’Unione europea, che consente ai pescatori di portare a terra la plastica recuperata con le reti invece di scaricarla in mare, azione che prima costituiva reato di trasporto illecito di rifiuti. La Salvamare, inoltre, prevede l’installazione di sistemi di raccolta alla foce dei fiumi per intercettare la plastica prima che arrivi in mare e si occupa di dissalatori, sottoponendo la loro realizzazione alla preventiva Valutazione di Impatto Ambientale, e ancora di educazione, campagne di pulizia, Posidonia oceanica e tanto altro.

Ma qual è la sua storia? Nel 2018 prende il via la nuova legislatura con l’allora Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Invitato sul barcone Marevivo in occasione della presentazione dell’associazione e delle sue attività, sposa la proposta di adottare una linea plastic-free all’interno dei palazzi della politica, per dare il buon esempio a un provvedimento legislativo e per cercare di ridurre il grande disastro della plastica nel mare.

Dopo mesi di lavoro con gli esperti e il suo legislativo, dal barcone sul Tevere, sede di Marevivo, l’allora ministro Costa lancia il disegno di legge. L’entusiasmo e la sicurezza che il percorso sarebbe stato brevissimo davano la fiducia sul possibile reale cambiamento: il Mare avrebbe assunto il ruolo di protagonista per il futuro della vita sul Pianeta.

Ma le cose sono andate diversamente. Esaminato prima alla Camera e poi in Senato, il disegno è tornato alla Camera e ancora al Senato, in un iter estenuante che ha visto l’epilogo l’11 maggio 2022. Dopo quasi 4 anni diventa Legge. Si tratta di una data storica ma mancano temi importanti, su cui Marevivo si è battuto, come gli indistruttibili attrezzi da pesca dalle reti, le cassette di polistirolo e le reste dell’allevamento dei mitili, le micro-fibre presenti nei tessuti sintetici, flagello invisibile dell’ecosistema marino, il volo dei palloncini che non sono colombe ma terribile plastica che finisce nell’ambiente e nel mare, rappresentando una minaccia per molte specie viventi.

In questi anni, mentre si discuteva il disegno di legge, la ricerca è andata avanti. Le microplastiche sono state trovate nei tessuti della placenta delle donne, nel sangue e nel latte materno e centinaia di tonnellate di questo materiale, l’equivalente di un camion al minuto, venivano riversate nei mari e nei fiumi.

I biologi marini nei loro studi hanno rilevato, inoltre, una trasformazione del ciclo vitale negli animali, il cambio di sesso e l’infertilità. Altra conseguenza terribile è stata il ritrovamento di nano-plastiche negli occhi dei pesci, che è causa di cecità. E se succedesse anche agli uomini?

Questi studi continuano a confermare l’urgenza di intervenire e il rischio troppo alto legato alla posta in gioco.

Nel frattempo, molte cooperative di pescatori sperimentavano, nei comuni di appartenenza e in maniera volontaria, il primo articolo della legge che prevede la possibilità del trasporto a terra dei rifiuti trovati nelle reti. Alcuni sistemi di raccolta dei rifiuti venivano posizionati sul Po, sul Tevere e sull’Aniene dalla Regione Lazio, sul fiume Platani in Sicilia a cura di Marevivo e della Fondazione Sud, con ottimi risultati.

Veniva ancora studiato il tema dei dissalatori e si costruiva una nave che potesse svolgere questa funzione per evitare la loro istallazione sulle isole italiane, risparmiando così problemi di impatti negativi nei fondali causati dai residui della lavorazione.

Marevivo, a fine 2021, ha chiamato a raccolta il mondo del mare che ha risposto con forza chiedendo al Parlamento l’immediata approvazione della legge Salvamare: dagli armatori ai pescatori, dello sport alla ricerca, dagli industriali ai balneari, dai porti ai cantieri.

Inoltre, quasi 100.000 cittadini hanno firmato la petizione lanciata dall’Associazione ambientalista su Change.Org a supporto della Salvamare. Una richiesta corale che ha dato forza ai coraggiosi parlamentari che ne seguivano l’iter senza sosta.

Ma non è ancora finita. Adesso si attende che la legge diventi concreta e operativa a tutti gli effetti con l’approvazione dei decreti attuativi. Marevivo continuerà a lavorare affinché tutti gli emendamenti che ha sollecitato vengano ripresi in considerazione in altro provvedimento.

Il mare, liquido amniotico del nostro Pianeta, dove nella notte dei tempi è nata la prima cellula, continua a essere indispensabile per la vita sulla Terra producendo più del 50% dell’ossigeno che respiriamo, catturando un terzo dell’anidride carbonica che produciamo e rappresentando il grande regolatore del clima. Il 98% del territorio abitato dalla vita è ospitato nelle sue acque.

Questo indispensabile ruolo lo esercita se in buona salute e nel rispetto dell’equilibrio raggiunto in 4 miliardi di anni, tra tutti gli esseri animali e vegetali.

Il nostro futuro dipende dalla salute del mare e la salute del mare dipende da noi. Non c’è più tempo.

 

A cura di Rosalba Giugni, Presidente Marevivo Onlus

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