Guardare il mare più a fondo: questo l’impegno richiesto ai diportisti da Marevivo in occasione della nuova campagna “BlueReporter”, promossa con il supporto del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e la collaborazione di Navionics e presentata ufficialmente il all’EUDI Show di Bologna.

La campagna “BlueReporter” nasce con l’obiettivo di monitorare e, laddove possibile, recuperare i rifiuti accumulati sui fondali, che sono più del 90% di tutti quelli presenti in mare. Attraverso l’app “Boating” di Navionics – già disponibile per i sistemi Android e iOS – sarà possibile inviare a Marevivo le segnalazioni sulla presenza, la tipologia e la posizione dei rifiuti rilevati.

Come si usa l'APP?

Per farlo servono solo pochi minuti: dopo aver scaricato l’app, bisognerà selezionare la voce “Connessioni” dal menu principale e collegarsi con l’account di Marevivo Onlus. Si dovrà poi creare un marker alle coordinate del punto di avvistamento e condividerlo con l’Associazione attraverso l’apposita funzione. In questo modo, sarà possibile fornire a Marevivo tutti i dettagli relativi agli oggetti rinvenuti: la tipologia – materiali di grandi dimensioni (relitti di imbarcazioni, auto o containers), reti fantasma o altri oggetti che mettono in pericolo la fauna marina (ad esempio copertoni, batterie, elettrodomestici, eccetera) – la profondità a cui si trovano, le dimensioni dell’area occupata e ogni altra informazione utile per facilitare l’eventuale recupero.

Il lancio all'EUDI Show di Bologna

Le funzionalità dell’applicazione sono state illustrate nel dettaglio dai volontari di Marevivo Onlus all’EUDI Show di Bologna, in uno stand dedicato, e da Massimiliano Falleri – Responsabile della Divisione Sub presente in diversi appuntamenti all’interno del panel eventi della più importante manifestazione espositiva europea interamente dedicata al mondo della subacquea.

“L’attività di recupero di rifiuti dai fondali – reti fantasma in particolare – che portiamo avanti da decenni con la Divisione Subacquea di Marevivo da oggi può contare sull’aiuto di nuovi alleati: i BlueReporter, ovvero i diportisti di tutta Italia che potranno segnalarci la presenza di rifiuti invisibili, ma non per questo meno pericolosi, attraverso l’app Boating di Navionics” dichiara Falleri. “È sempre più importante che i naviganti siano coinvolti direttamente nella difesa del mare. Con questo strumento, potremo intervenire in maniera più capillare; sarà come avere centinaia di occhi che ci aiuteranno ad acquisire informazioni utili e preziose per la costruzione di una banca dati e di una mappatura di questi rifiuti antropici che minacciano l’ecosistema marino.”

Lo studio sui rifiuti dei fondali marini

Il fatto che l’inquinamento dei fondali sfugga al nostro sguardo non deve falsare la gravità del fenomeno. Secondo uno studio recente a cui ha partecipato Alessandro Cau, ricercatore di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari, è stato dimostrato che a profondità elevate, oltre i 1000 metri, spesso la biomassa pescata con lo strascico (pesci, crostacei, molluschi) è uguale o inferiore a quella dei rifiuti. Come dire che a certe profondità ci sono più rifiuti che pesci.

Lo studio è stato pubblicato dalla rivista scientifica Environmental Research Letters all’interno di un articolo relativo alla problematica dei rifiuti depositati sul fondo dei mari a livello globale e segue a distanza di due anni – e dopo ricerche specifiche approfondite – l’importante workshop sul tema organizzato a Bremerhaven (Germania) dal Joint Research Center della Commissione Europea e l’Alfred Wegener-Institut.

Numerosi siti dei nostri mari, infatti, hanno suscitato l’interesse della comunità scientifica per la loro posizione in prossimità di alcune tra le rotte navali più trafficate del Mediterraneo e del mondo: ne sono un esempio il canyon di Nora (Pula) e le bocche di Bonifacio (tra Sardegna e Corsica), siti che ospitano una ricchissima biodiversità che purtroppo è minacciata dalle attività umane e dalla pesca. Sul fondo di entrambi i siti – anche a 450 metri di profondità – sono stati ritrovati diversi oggetti, come pneumatici e altri detriti. Plastiche, metalli, vetro, ceramica, attrezzature da pesca, tessuti e carta sono tra i materiali più abbondanti.

Lo studio indica come i rifiuti stiano aumentando nei fondali marini di tutto il mondo: in alcuni casi la loro densità sarebbe addirittura paragonabile a quella delle grandi discariche presenti sulla terraferma. Secondo gli esperti questo trend è destinato a continuare, tanto che entro i prossimi 30 anni il volume dei rifiuti marini potrà superare i tre miliardi di tonnellate. In questo l’Italia detiene il triste primato del fondale con la più grande densità di rifiuti al mondo nello Stretto di Messina, in cui in alcuni punti si raggiunge addirittura il milione di oggetti per chilometro quadrato.

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