Anche quest’anno il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rinnova il divieto di pesca, detenzione a bordo e trasporto delle oloturie (echinodermi della classe Holothuroidea, conosciuti comunemente come “cetrioli di mare”). La tutela di questi animali è stata fortemente voluta da Marevivo che, nel 2018, ha ottenuto un decreto che ne vieta la pesca e da allora si batte affinché il divieto diventi definitivo.

Il divieto era già stato rinnovato per il 2020 dall’allora ministra Teresa Bellanova, al fine di assicurare la salvaguardia di questi importanti ecosistemi, oggi a rischio a causa dell’attività umana.

Le oloturie sono infatti mangiate nei Paesi asiatici, dove vengono consumate fresche o essiccate (trepang). Il sovrasfruttamento delle popolazioni asiatiche ha portato prima a svilupparne l’allevamento, ma, negli ultimi anni, le oloturie sono state vittime di una pesca e commercializzazione sfrenata, nonostante non facciano parte della dieta mediterranea, pur essendo molto abbondanti e, quindi, ecologicamente essenziali. Con la richiesta del mercato asiatico si è diffuso il prelievo senza regole che ha impoverito, in poco tempo, il nostro mare rischiando di compromettere il buon funzionamento degli ecosistemi.

Le oloturie vivono sui fondali marini e hanno un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema marino. Infatti, questi piccoli organismi invertebrati riciclano le sostanze nutritive presenti nei sedimenti e nella materia organica di cui si nutrono, distruggendola e scomponendola, esattamente come fanno i lombrichi sulla terra. Una volta espulsa dall’apparato digerente tale materia “trattata” diventa alimento per le alghe e i coralli, oltre a favorire l’attecchimento di altri organismi ed aumentarne il benessere.

Uno studio pubblicato nel 2011 sul Journal of Geophysical Research ha evidenziato come il processo di digestione delle oloturie conferisca ai loro rifiuti un ph leggermente basico e che quindi contribuisce a proteggere l’acqua che li circonda dal processo di acidificazione che gli oceani stanno soffrendo.

Ancora una volta siamo orgogliosi di questa vittoria, un ulteriore piccolo passo a favore della conservazione e della protezione di mari e oceani.

«La pesca abusiva delle oloturie comporta un gravissimo danno alla biodiversità presente nei tratti di mare interessati, nonché l’alterazione grave ed irreversibile dell’ecosistema marino», spiega la presidente di Marevivo Rosalba Giugni. «Ricordiamo che l’ecosistema marino produce più del 60% dell’ossigeno che respiriamo, assorbe un terzo dell’anidride carbonica, uno dei gas responsabili dei cambiamenti climatici, e rappresenta il 98% del territorio dove è presente la vita», afferma la Presidente di Marevivo Rosalba Giugni. «Ma perché tutto ciò avvenga è necessario preservare l’equilibrio dell’ecosistema marino tutelando dal più grande cetaceo al più piccolo essere vivente».

Tutela della biodiversità

La biodiversità è la diversità della vita a tutti i suoi livelli di organizzazione: una varietà incredibile di organismi, piante, animali ed ecosistemi tutti collegati l’uno all’altro, tutti necessari. Ma quali sono le cause che determinano la perdita di biodiversità Inquinamento, specie aliene, pesca eccessiva, perdita e frammentazione degli habitat, cambiamenti climatici sono tra le cause principali, in quanto possono alterare in modo irreversibile gli equilibri del nostro ecosistema.
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