Dagli anni durissimi della pandemia alla guerra in Europa. Le immagini che ci arrivano sono agghiaccianti: ci eravamo illusi che la nostra civiltà, con tutti i difetti che ha nel suo esagerato sviluppo di consumismo, ci avrebbe tenuto al riparo dagli orrori delle stragi, delle macerie, delle persone in fuga.

Pensavamo che il grande nemico da combattere fossero i cambiamenti climatici, lo svuotamento della vita dal mare, la produzione smodata di rifiuti che stanno invadendo il mondo intero. Invece le emergenze umanitarie, scoppiate in questo tempo, hanno fatto impallidire le crisi che comunque procedono veloci, anzi sono raddoppiate.

I temi che portiamo faticosamente avanti non sono più percepiti come primari. Anche noi, che ne siamo immersi da 37 anni, facciamo fatica a trovare l’entusiasmo e l’energia per sostenerli e lottare per ottenerli.

In questo momento il mondo è pronto a rivedere il carbone, il petrolio e il gas come fonti di uso necessario, anche se temporaneo, per riscaldarci e per mandare avanti le nostre industrie.

Noi ambientalisti siamo stati accusati di aver detto no a chi voleva trivellare il mare, a chi sosteneva il nucleare (non dimentichiamo le scorie pericolosissime che produce e che nessuno vuole nel suo giardino). Ci sentiamo accusati di aver ritardato istallazioni che avrebbero deturpato il nostro prezioso panorama ma nessuno ricorda le numerose battaglie che abbiamo portato nei referendum contro l’energia nucleare, che abbiamo vinto e che ha prodotto un ingentissimo ammontare di fondi a favore delle rinnovabili.

Purtroppo i soliti furbi, nel 1987, nella formulazione della norma accanto all’espressione “energie rinnovabili” riuscirono ad inserire l’estensione “assimilabili” senza che nessuno si sia mai premurato di fissare precisi criteri per stabilire quali fonti energetiche potessero essere assimilate a quelle rinnovabili. Questo deviò i finanziamenti su altri temi, come gli inceneritori dei rifiuti, le centrali termoelettriche e le produzioni di gas e carbone da residui di raffineria. Parlo dello scandalo del Cip 6, una vera e propria truffa ai danni dei consumatori.

Se in questi 35 anni si fosse fatta una politica energetica seria, come il popolo italiano chiedeva, oggi il nostro Paese sarebbe fuori dal ricatto del gas e da altre fonti di produzione energetica inquinanti che, oltretutto, non possediamo!

Ci auguriamo che questi anni dolorosi ci abbiano fatto capire l’estrema fragilità della nostra specie e la necessità di perseguire la strada dell’indipendenza energetica della nostra Italia, soprattutto per noi che possediamo a costo zero, sole, mare, vento, fiumi, vulcani e una grandissima tecnologia.

Dobbiamo lavorare e fare le scelte giuste per le generazioni future che non si debbano più trovare nella situazione in cui versiamo noi.

 

Rosalba Giugni

Presidente Marevivo Onlus

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