Marevivo lancia un nuovo appello al Governo, subito una data certa per fermare il transito delle Grandi Navi alla Giudecca

Non c’è più tempo da perdere: le Grandi Navi devono uscire dalla Giudecca e non passare più davanti a Venezia. Servono date certe e bisogna mettere fine a quella melina che da ormai oltre 5 anni, di deroga in deroga, rinvia lo stop al transito dei ‘Grattacieli del mare’ davanti a San Marco. Ce lo chiede l’Unesco che ha bacchettato la città dei Dogi e l’Italia, minacciando di inserire la Serenissima nella ‘black list’. Ma ce lo chiede soprattutto il mare ed il suo ecosistema. Marevivo, che da anni denuncia lo scempio delle Grandi Navi nei canali, chiede con forza al Governo ed al ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, che oggi è tornato sulla vicenda annunciando l’esame del trasferimento a Marghera, di fare presto. Di chiudere la partita con i soggetti interessati e le Autorità portuali affinché il ‘dirottamento’ delle grandi navi avvenga immediatamente. Non si può più rinviare, neanche di una sola stagione. La politica deve dare un segnale forte di interesse e impegno. Un segnale che continua a latitare, tra annunci e promesse e sempre meno fatti. Lo dimostra non solo il capitolo Grandi Navi. Ma tutta la gestione del mare, un ecosistema sempre più fragile e minacciato dall’indifferenza e la non azione.

Per noi che ci occupiamo di Mare, vediamo allontanarsi sempre di più nella politica, la consapevolezza dell’immenso patrimonio marittimo, lagunare e storico che il nostro Paese racchiude: abbiamo chiesto a gran voce l’istituzione di una Cabina di regia per il mare all’interno del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica, una consulta che possa sviluppare una politica integrata sui vari temi che entrano in gioco, ma non abbiamo avuto risposte. E, intanto, si vocifera che potrebbe essere azzerata la direzione generale del Mare, nel riordino del ministero della Transizione Ecologica.

L’Italia è il mare e il mare è l’Italia: ha 8000 km di coste, 32 Aree Marine Protette, 9 arcipelaghi,  è bagnata da un quinto delle acque del Mediterraneo, conta 200 mila aziende legate al patrimonio blu che contribuiscono con il 3% al Pil in crescita. Il nostro Paese dovrebbe avere di diritto un ministero del Mare come è stato in passato. Fino al 1993 esisteva quello della Marina Mercantile che accorpava tutte le istanze legate al mare, dal trasporto, alla protezione dalla pesca alle attività portuali, dal turismo al prelievo delle risorse minerarie. Dopo la sua soppressione le competenze sono state sparpagliate in 7 dicasteri, spesso lontane e scollegate tra loro. Senza quel grande progetto Blu che è anche il bollino di eccellenza dell’Italia.

Marevivo ribadisce il suo appello al Governo di Mario Draghi e alla politica affinchè il Mare entri a pieno titolo nella strategia dell’esecutivo e recuperi il suo ruolo insostituibile nella vita del Paese.

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