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Al via la quinta edizione di Our Ocean, il summit in difesa degli oceani

Al via la quinta edizione di Our Ocean, il summit in difesa degli oceani

Bisogna agire per difendere gli oceani dall’inquinamento da plastica perché gli oceani rappresentano la nostra eredità, la nostra chiave per la crescita economica, la nostra fonte alimentare e la nostra risorsa per frenare l’impatto dei cambiamenti climatici. Questi i temi principali di Our Ocean 2018, la quinta edizione dell’incontro internazionale che quest’anno si svolge a Bali, la seconda città al mondo, dopo la Cina, più inquinata dalla plastica Per l’occasione ONG, ambientalisti, scienziati, governi e oltre 275 produttori si sono riuniti per discutere dei problemi che riguardano i nostri oceani, tra cui l’aumento delle temperature, le pratiche di pesca non sostenibili, lo sbiancamento dei coralli e, sopra tutti, l’inquinamento da plastica. 

L’impegno delle aziende

Tra le centinaia di produttori che partecipano al tavolo della conferenza anche grandi multinazionali tra cui Coca-Cola, Kellog’s e Nestle, che hanno manifestato il loro impegno a ridurre drasticamente lo spreco di plastica dalla loro produzione. In particolare, ad eliminare la plastica monouso e ad investire in nuove tecnologie che consentiranno di riciclare tutte le confezioni entro il 2025.

A sancire l’impegno delle aziende la firma al Global Commitment New Plastic Economy, promosso dalla Ellen MacArthur Foundation in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), che raduna alcune delle imprese responsabili del 20% di tutti gli imballaggi di plastica con lo scopo di cercare soluzioni condivise al problema dell’inquinamento marino.

Tutela delle aree costiere

Durante la conferenza sarà annunciato il finanziamento di Bloomberg Philantropies che investirà 86 milioni in difesa delle aree costiere dei Paesi dove la pesca è tra le attività economiche principali. Tra questi anche Australia, Fiji, Indonesia, Tanzania, Perù e USA. Il finanziamento andrà inoltre a tutela di 50 barriere coralline in tutto il mondo, identificate dagli scienziati dell’Università del Queensland in Australia. «Questo fondo servirà ad intraprendere delle azioni pratiche al livello nazionale», ha dichiarato Andrew Shrarpless di Oceana, l’associazione ambientalista che ha collaborato con Bloomberg per l’occasione. «Si sta chiedendo ai principali Paesi che affacciano sull’oceano di fare passi avanti per preservare e accrescere la ricchezza del loro stesso territorio».

La posizione dell’UE

Un segnale forte è arrivato anche da parte dei governi: durante la conferenza, infatti, l’Ue ha assunto 23 nuovi impegni volti a migliorare la governance degli oceani e ha investito un totale di 300 milioni di euro (che si sommano ai 550 milioni di euro già stanziati durante la scorsa conferenza a Malta) per il finanziamento di progetti che si prefiggono di combattere l’inquinamento da plastica, migliorare la sostenibilità della Blue Economy e sostenere la ricerca marina e marittima come ad esempio la valutazione degli ecosistemi e le mappature dei fondali. L’Ue si è detta soddisfatta degli obiettivi già raggiunti, con due anni di anticipo rispetto al termine, il 10% di tutte le sue acque sono già aree marine protette.

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