AMBIENTE, SPORT E SOSTENIBILITÀ

FARE RETE PER L'AMBIENTE

Recuperati 3.000 metri di reti abbandonate sui fondali marini e raccolto oltre un quintale di rifiuti sulla spiaggia

Prosegue l’iniziativa Linea Gialla #netforearth, il progetto di DHL Express Italy in collaborazione con Marevivo e con la Federazione Italiana Pallavolo

OBIETTIVO

L’obiettivo principale del progetto è quello di dare un contributo significativo per la salvaguardia e la protezione degli ecosistemi marini, oggi a rischio a causa dell’azioni dell’uomo.

L'ULTIMA ATTIVITÀ SVOLTA

ATTIVITÀ #2

PULIZIA DELLA SPIAGGIA DI TORRE CANNE

Quasi duecento persone hanno accolto l'invito di Marevivo, DHL e FIPAV che giovedì 21 ottobre hanno contribuito alla pulizia della spiaggia di Torre Canne, con il recupero di oltre un quintale di rifiuti, tra cui tre boe, un contenitore pieno di olio esausto di motore, cartucce da caccia, cinquanta chili di plastica, retine per mitilicoltura e molte cassette di polistirolo.
Si tratta di un risultato importante che si è svolto con il patrocinio dei Comuni di Fasano e Ostuni e la collaborazione del Parco Naturale Regionale Dune Costiere.

IL PROBLEMA ATTREZZI DA PESCA "ALDFG":

IL RIFIUTO PIÙ PRESENTE NEI NOSTRI OCEANI

Dalle 600.000 alle 800.000 tonnellate di attrezzi da pesca abbandonati o persi ogni anno in tutto il mondo sui fondali marini.

ALDFG: ABANDONED LOST OR OTHERWISE DISCARED FISHING GEAR

Ovvero l’insieme di reti e attrezzi da pesca, abbandonati o trascinati dalle correnti, che occupano i fondali marini mettendo a rischio la flora e la fauna marina e danneggiando la biodiversità locale.

PRINCIPALE FONTE DI INQUINAMENTO PLASTICO OCEANICO

Infatti, i materiali polimerici di cui sono costituite si riducono in frammenti sempre più piccoli, contribuendo all’aumento della presenza di microplastiche nei mari e negli oceani.

UN PERICOLO PER CHI NAVIGA E PER I SUB

Le reti e gli attrezzi da pesca abbandonati in acqua costituiscono un potenziale pericolo sia per chi naviga, sia per chi pratica attività subacquee. La presenza di reti abbandonate su fondali risulta in evidente contrasto con le finalità di tutela del mare e delle sue risorse, soprattutto a supporto della campagna contro la diffusione nei nostri mari di microplastica.

GRAVI CONSEGUENZE SUGLI ECOSISTEMI MARINI

Da qui scaturisce la necessità di effettuare interventi che permettano di ripristinare lo stato dei luoghi, garantendo il corretto ripopolamento delle specie ittiche oggi gravemente compromesso dalla presenza di elementi estranei che continuano a svolgere un’azione di cattura e, essendo in gran parte realizzati in plastica, provocano conseguenze irreparabili sugli ecosistemi marini. I mammiferi e gli uccelli marini che muoiono ogni anno a causa delle reti fantasma sono oltre un milione, per intrappolamento o ingestione di relativi rammenti.

Tartarughe, pesci, cetacei, foche, crostacei, uccelli che si gettano in acqua per catturare piccole prede, muoiono per soffocamento, per l’impossibilità di procurarsi il cibo o anche nel tentativo di liberarsi. Inoltre, poggiandosi sui fondali le reti e gli attrezzi compromettono seriamente l’ecosistema e la biodiversità locale, danneggiando specie come le fanerogame marine, le alghe brune, verdi e rosse e gli organismi incrostanti come quelli che compongono il coralligeno.

LE ATTIVITÀ SVOLTE

ATTIVITÀ #1

RECUPERO RETI FANTASMA DAI FONDALI DI SAN VITO LO CAPO E ISOLA DELLE FEMMINE

Nella prima tappa dell’iniziativa Linea Gialla la Divisione Subacquea di Marevivo si è immersa nelle acque dell’Isola delle Femmine e di San Vito Lo Capo liberandole da due reti fantasma, tra cui una spadara lunga oltre 2.500 metri. L’operazione è stata realizzata dai sub di Marevivo con il supporto del nucleo subacqueo dei Carabinieri e della Guardia Costiera-Corpo delle Capitanerie di Porto. Il loro lavoro è stato coadiuvato dai biologi marini che hanno assistito alle operazioni e hanno svolto un’attività di analisi dello stato della rete che era adagiata su un fondale caratterizzato dalle tipiche biocenosi del coralligeno Mediterraneo.

Guarda il video dell’operazione di recupero 

UN RECUPERO IMPEGNATIVO

Questi recuperi sono stati decisamente impegnativi sia per le dimensioni delle reti recuperate e per la loro natura, sia per la profondità a cui i subacquei hanno dovuto operare. La rete di San Vito lo Capo, inoltre, copriva una bellissima parete intrappolando moltissime forme di vita. I biologi presenti, coordinati dal Prof Cataldo Pierri dell’Università di Bari, hanno eseguito un'accurata valutazione degli organismi concrezionati sulla rete. Le specie sessili (fisse alla rete) protette e di grande valore ecologico, sono state liberate dalle maglie, rimosse dal substrato antropico e riposizionate sul fondale roccioso mediante una tecnica di trapianto con l'utilizzo di mastice subacqueo. In particolare, le gorgonie bianche (Eunicella singularis) che avevano iniziato a colonizzare la rete sono state liberate. Nella fase successiva ci siamo occupati soprattutto delle specie rimaste intrappolate nella rete come Echinodermi, Crostacei, Platelminti che sono stati prontamente riportati in acqua” conclude Falleri.

IL SUPPORTO DELLE ISTITUZIONI

La tappa siciliana di Linea Gialla ha visto il patrocinio del Comune di San Vito Lo Capo, l’operazione di Isola delle Femmine è stata voluta dall’Ammiraglio Isidori, Comandante della Capitaneria di Porto di Palermo e Direttore Marittimo della Sicilia Occidentale, con il supporto operativo del 3° Nucleo Sommozzatori Catania della Guardia Costiera-Capitaneria di Porto, del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Messina e l'Università degli studi di Bari. Una collaborazione che rappresenta un’ulteriore dimostrazione dell’importanza di fare rete fra Istituzioni, Associazioni e aziende.

LE IMMAGINI DEL RECUPERO

“La pulizia dei fondali e l’eliminazione delle reti fantasma è diventata la priorità per proteggere la vita marina. Se non vengono programmati degli interventi di rimozione, l’ammontare delle attrezzature da pesca sommerse, nella gran parte composto di materiali resistenti e plastica destinata a non degradarsi mai, continuerà a crescere a dismisura e le conseguenze sugli ecosistemi marini e sulla vita dell’uomo sul Pianeta saranno irreparabili”.

Massimiliano Falleri, Responsabile Divisione Sub Marevivo

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