Tra le attività di tutela ambientale, recuperata anche una rete fantasma di 200 metri a Tavolara
Quest’anno il progetto sostiene anche “MedCoral Guardians” per la salvaguardia dei coralli del Mediterraneo
Riparte per la sua sesta edizione il progetto Mare Mio. L’iniziativa approda quest’anno in Sardegna, all’isola di Tavolara, uno dei gioielli naturalistici più preziosi del Mare Nostrum, con una nuova sfida: contribuire a salvare i coralli del Mediterraneo, con il progetto “MedCoral Guardians”, il primo progetto italiano dedicato alla conservazione e al restauro della Cladocora caespitosa, l’unico corallo endemico del Mediterraneo capace di costruire vere e proprie strutture sommerse simili alle barriere coralline tropicali. Le attività scientifiche sul campo hanno monitorato lo stato di salute delle colonie per valutare eventuali fenomeni di sbiancamento (bleaching) causati dall’innalzamento delle temperature.
Parallelamente al lavoro sui coralli, “Mare Mio” ha portato avanti attività di sensibilizzazione e pulizia profonda dei fondali. In questi giorni un team di dieci subacquei esperti si è immerso nelle acque di Tavolara, liberando i fondali da una rete fantasma di oltre 600 kg.
«Si tratta di una rete da posta per grandi pesci pelagici, alta 20 metri e lunga oltre 200: una vera e propria trappola mortale per tanti pesci rimasti intrappolati senza via di fuga. È l’esito di un’operazione complessa, resa possibile dalla preziosa e fondamentale collaborazione tra l’Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo e la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Cagliari, con il supporto del diving Tavolara Diving che ha messo a disposizione i suoi sub. Le reti fantasma rappresentano una delle minacce più gravi per la biodiversità marina: ogni rete recuperata vale vite salvate» ha dichiarato Massimiliano Falleri, Responsabile Divisione Subacquea Marevivo.
Le immagini di questi recuperi raccontano una realtà spesso ignorata: reti aggrovigliate alle formazioni coralline o distese su praterie di Posidonia oceanica, attrezzi da pesca e plastica che, a distanza di anni dal loro abbandono in mare, continuano a impattare negativamente sull’ecosistema marino. Liberare il fondale da questi materiali significa restituire spazio e ossigeno a un ecosistema fondamentale per la biodiversità del Mediterraneo.
Ogni rete recuperata, ogni fondale liberato, ogni colonia monitorata rappresentano un passo concreto verso la protezione di quell’immenso patrimonio naturale che è il mare. Per Marevivo e Gin Mare tutelarlo non significa solamente preservarne la bellezza, ma difenderne gli equilibri che lo rendono vivo.
I numeri di “Mare Mio” dal 2021 a oggi:
- Oltre 5 tonnellate di rifiuti sottratte al mare
- Decine di volontari e subacquei coinvolti
- Attività condotte lungo alcune delle aree marine più preziose d’Italia
Un impatto misurabile, cresciuto di anno in anno grazie all’impegno di Gin Mare e alla forza della community che si è raccolta attorno a questo importante progetto di tutela ambientale.
















