I cetacei sono mammiferi acquatici che da sempre hanno catturato la nostra attenzione per il loro enorme fascino e mistero. Il loro mondo è immenso e vario e si espande dai fiume fino alle profondità degli abissi. Perfettamente adattati alla vita subacquea e veri dominatori dei mari, possiedono molte caratteristiche che li fanno assomigliare ai pesci, come ad esempio la forma idrodinamica del corpo, il possedere pinne per il nuoto e le scelte alimentari, ma come gli altri mammiferi sono animali a sangue caldo che respirano attraverso i polmoni e allattano i piccoli. 

Delle 21 specie segnalate nel Mediterraneo (comprese quelle rare o accidentali), nei mari d’Italia se ne possono osservare 12  fra le quali la Stenella striata (Stenella coeruleoalba), il Tursiope (Tursiops truncatus), il Delfino comune (Delphinus delphi), il Grampo (Grampus griseus), il Capodoglio (Physester macrocephalus), la Balenottera comune (Balaenoptera physalus), il Globicefalo (Globicephala melas), lo Zifio (Ziphius cavirostris); mentre le Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), l’Orca (Orcinus orca), la Pseudorca (Pseudorca crassidens) e lo Steno (Steno bredanensis) sono considerate specie occasionali.

Creature a rischio

L’uomo ha per secoli considerato i cetacei una fonte alimentare da sfruttare e ha sterminato molte specie per ricavarne olio, carne, grasso, fanoni e altre sostanze. La caccia ai cetacei è stata notevolmente ridotta negli ultimi decenni, ma viene ancora praticata da alcune nazioni per scopi così detti “scientifici”.

Nel loro ambiente i mammiferi marini hanno pochi nemici e i principali pericoli derivano dagli impatti antropici come il sovra-sfruttamento degli stock ittici, l’inquinamento chimico e acustico, gli incidenti con imbarcazioni e strumentazioni da pesca, l’urbanizzazione costiera e da fattori naturali come il riscaldamento del pianeta che rischiano di compromettere la biodiversità del mare e dei suoi equilibri. Negli ultimi anni assume sempre più rilevanza l’impatto dell’inquinamento della plastica tra le cause di morte di queste specie.

In particolare la pesca è ancora la prima fonte di pericolo soprattutto per tursiopi, stenelle e raramente delfini comuni. Non più quella diretta che è vietata. Ma ci sono le catture accidentali, soprattutto nelle spadare, che pur essendo state dichiarate illegali dal 2002, grazie anche alla battaglia portata aventi da Marevivo, continuano ad essere utilizzate. I delfini hanno bisogno di risalire in superficie per respirare, e se vengono presi in una spadara muoiono rapidamente affogati, anche a soli tre metri di profondità. L’eccessiva pressione di pesca inoltre toglie alimento ai mammiferi marini, che sono la cupola della catena alimentare marina.

E proprio perché sono all’apice della rete trofica sono anche le creature viventi più esposte alla contaminazione attraverso il bioaccumulo. L’inquinamento provoca, infatti, nei cetacei infezioni virali, batteriche, parassitosi, stress dovuto a contaminanti persistenti e alterazioni della rete alimentare causate dalla riduzione delle loro prede. L’inquinamento chimico può causare la mortalità degli stock di pesci, ridurre o cambiare la composizione della popolazione ittica, aumentare le malattie e ridurre il tasso di crescita. Si può quindi intuire come qualsiasi impatto sull’ecosistema marino in generale e sulle prede ha delle conseguenze anche sulle popolazioni dei predatori.

Marevivo per delfini e balene

I delfini sono straordinari animali selvatici che percorrono oltre 100 km al giorno nei mari e negli oceani. Riconosciuti tra le creature più intelligenti del pianeta insieme ai primati e agli esseri umani, possiedono una loro coscienza e sensibilità, vivono in gruppi regolati da dinamiche complesse e comunicano fra loro con un linguaggio articolato come quello umano.  

 

Purtroppo ancora oggi nel mondo centinaia di delfini vengono catturati o commercializzati per essere rinchiusi in vasche, in una condizione che non può assolutamente riprodurre l’ambiente naturale in cui vivono, né soddisfare le loro esigenze biologiche e di conservazione. In tali condizioni questi incredibili animali non possono raccontare a tutti coloro che vanno a vederli nei delfinari la loro vera natura, i comportamenti né quindi trasmettere quel senso di libertà che soltanto il mare può garantire loro.Mostrare un delfino rinchiuso in un delfinario, costretto a comportamenti innaturali come in un circo, è diseducativo ed anche anacronistico.

Oltre alla collaborazione con la LAV per la realizzazione delle campagne contro la cattività “SOS Delfini” e “Verso un rifugio per i delfini” Marevivo ha intrapreso una battaglia per contribuire a contrastare la mattanza che ogni anno, da settembre a marzo, si verifica nella Baia di Taiji in Giappone, unendosi così alla lotta comune che vede impegnate molte associazioni internazionali e le comunità locali sempre più contrarie a questa strage. Pressione sull’ambasciata giapponese in Italia e presso la Santa Sede, adesione a manifestazioni internazionali di protesta, appelli e soprattutto una petizione lanciata su change.org, che ha superato le 180 mila firme, sono le azioni messe in campo in difesa di questi mammiferi meravigliosi. Un impegno dovuto questo, perché Taiji non è solo il teatro della strage di delfini ed altri cetacei ma è anche il luogo dove molti di loro, vengono “selezionati” e catturati, spesso sono cuccioli strappati alle madri, per andare ad ingrossare il business dei delfinari di tutto il mondo. 

Appelli alla Comunità Europea e alla Santa Sede sono stati lanciati dall’associazione anche per denunciare la caccia alle balene in Norvegia, la cui flotta ne uccide ogni anno più di quante non ne vengano abbattute da Giappone e Islanda messe insieme, violando gli accordi internazionali sul divieto e i limiti della pesca commerciale di cetacei fissati dalla International whaling commission. E contro la Grindadráp, la caccia alle balene che avviene da luglio a settembre nelle isole Faroe in Danimarca, dove vengono massacrati centinaia di globicefali ogni anno sotto gli occhi di adulti e bambini, nonostante la comunità internazionale abbia più volte manifestato il proprio dissenso. 

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Conoscere davvero i delfini si può 

Seppure molti Paesi stiano dismettendo i delfinari, tale business è ancora forte in molte aree del mondo. Sta a noi tutti decidere di cambiare le cose. Basta sapere che è possibile conoscere davvero i delfini e, con tutte le accortezze, poterli vedere da vicino nel loro ambiente naturale. 

Oltre a potersi documentare con il materiale video-cinematografico naturalistico disponibile, in un paese come l’Italia, circondato dal mare e con 31 aree marine protette, è possibile andare a vedere i delfini in libertà in particolare presso il Santuario dei Mammiferi Marini la prima area protetta d’alto mare del mondo dove sono diffuse ben 8 specie di mammiferi marini e nel Golfo di Taranto.

Scarica gratuitamente la scheda per scoprire come riconoscere un cetaceo dalla pinna!