Si sono evolute 600 milioni di anni fa e non sono mai cambiate: erano già perfette. Appaiono e scompaiono senza una ragione apparente. Adattabili e misteriose, se ne contano centinaia di specie. E sono bellissime.

Le meduse sono tra gli animali più antichi che ancora oggi abitano il pianeta. Erano presenti prima di quella che i paleontologi chiamano l’esplosione del Cambriano quando, all’improvviso, nei resti fossili si trovano i rappresentanti degli antenati di tutti gli animali attuali. Prima di allora, nei reperti fossili, o si trovano animali che non hanno lasciato alcun discendente, oppure si trovano meduse. Quasi uguali a quelle attuali. Il che significa che mezzo miliardo di anni di selezione naturale non le ha spinte a cambiare. Oggi sono tornate all’attacco e tutti si chiedono perché. 

In tutto il mondo i pescatori, invece di pescare pesci, pescano meduse. In tutto il mondo i bagnanti, invece di trovare sollievo alla calura nelle acque marine, trovano dolorose punture. E tutti, sorpresi, chiedono cosa si può fare, perché le cose stanno andando in questa maniera. Essere presenti in grandissimi numeri in modo improvviso, e scomparire per lungo tempo in modo altrettanto improvviso, fa parte della “natura” delle meduse. 

Moltissime specie hanno una vita “alternativa” e passano gran parte del tempo sul fondo, sotto forma di polipi. Polipi, non polpi. La fase di polipo assomiglia a un piccolo corallo, o a un’idra, e sta attaccata al fondo. I polipi possono vivere decine di anni senza produrre meduse e poi, attraverso una rapida moltiplicazione asessuale, ne possono produrre tantissime. Un giorno non ce n’è neppure una, il giorno dopo sono miliardi. Se trovano cibo sufficiente, se le correnti le concentrano, diventano sciami come quello che, qualche anno fa, ha cancellato gli allevamenti di salmoni in Irlanda. Uno sciame lungo quattordici chilometri e largo cinque.

Perché in tutto il mondo ci sono sempre più meduse? Pare ormai che si tratti di un fenomeno planetario. Se si mettono assieme tutte le segnalazioni che riguardano “episodi” di esplosioni demografiche di meduse, il quadro che ne deriva non è più una somma di aneddoti, diventa una tendenza globale. 

Ci sono altre due tendenze globali che caratterizzano questo periodo, una è verso il riscaldamento globale, l’altra è verso il depauperamento delle risorse ittiche. In parole semplici: fa sempre più caldo e ci sono sempre meno pesci. C’è un nesso tra questi due fenomeni e l’aumento delle meduse? 

Le meduse sono rappresentate da centinaia di specie, da quelle di pochi millimetri a quelle gigantesche, con ombrello di tre metri di diametro. E vivono in tutti i mari, in tutte le condizioni, dalla superficie alle profondità abissali. Se il riscaldamento globale avesse un’influenza sulle meduse, vedremmo aumentare quelle tropicali e si ridurrebbero quelle che si trovano di solito in acque fredde. Invece aumentano tutte, al caldo e al freddo. 

Le meduse mangiano le uova, le larve dei pesci e anche i piccoli crostacei che costituiscono la dieta di molte larve di pesci. Sono quindi sia predatrici sia competitrici dei pesci.

Molti pesci, d’altronde, mangiano meduse e le loro larve, che a loro volta sono competitrici delle meduse in quanto mangiano lo stesso cibo: i crostacei del plancton. Se si tolgono artificialmente i predatori e i competitori di un certo tipo di animali, questi aumentano di numero. È molto probabile che la sovrappesca sia una importante causa delle proliferazioni di meduse.

Se siete sott’acqua, in barca, sulla spiaggia o su un traghetto: occhio alle meduse! Armatevi di macchina fotografica e di occhi acuti, cercate le meduse nel mare attorno a voi, compilate la scheda ed inviate la vostra segnalazione.

Ora sapete quali sono pericolose e quali possono essere avvicinate senza paura. Se le vedete, scriveteci. Ogni segnalazione sarà un punto in più sulla carta geografica e ci aiuterà a capire l’entità di questo fenomeno. La scienza ha bisogno di voi!

Prof. Ferdinando Boero, vicepresidente di Marevivo

Le specie più importanti

La specie di maggior successo di questi ultimi anni è Pelagia noctiluca.

Pelagia ha sviluppo diretto, senza stadio di polipo. È rosa o rossastra, ha un ombrello di una diecina di centimetri di diametro a volte con puntini biancastri, lunghe braccia orali (sembrano grossi tentacoli, ma sono espansioni attorno alla bocca) e lunghi tentacoli sul margine dell’ombrello. Se vi punge ve ne accorgete. In modo bruciante. Pelagia punge e fa abbastanza male. Qualche anno fa ha punto sessantamila persone in Spagna e ha cancellato l’allevamento di salmoni in Irlanda. Se in mare ci sono tante meduse è facile che queste siano Pelagia noctiluca.

La medusa più grande del Mediterraneo è Rhizostoma pulmo detta anche polmone di mare. Può superare mezzo metro di diametro. Di solito è biancastra, con bordo blu. A volte può essere tutta blu. Anche lei ha grosse strutture, il manubrio, che pendono dal centro dell’ombrello. È innocua e bellissima.

Un’altra medusa innocua è Cotylorhiza tuberculata giallognola, con ombrello tra 10 e 20 cm, ha tentacoli orali corti e colorati, che la fanno sembrare un mazzolino di fiori.

Chrysaora hysoscella sembra quasi Pelagia ma non ci si può sbagliare, l’ombrello ha una serie di raggi che sembrano quelli della ruota di un carro. Come Pelagia ha lunghe braccia orali e lunghi tentacoli. Anche lei punge, e può far male.

Innocua è invece Aurelia aurita, il suo ombrello ha anche mezzo metro di diametro, ma di solito è più piccola. È quasi piatta e, in trasparenza, nel suo ombrello si vedono quattro cerchi ben definiti.

Innocua è invece Aurelia aurita, il suo ombrello ha anche mezzo metro di diametro, ma di solito è più piccola. È quasi piatta e, in trasparenza, nel suo ombrello si vedono quattro cerchi ben definiti.Carybdea marsupialis è parente delle meduse assassine dell’Australia, come Chironex fleckeri che può uccidere un uomo adulto in pochi minuti. Carybdea non è altrettanto micidiale, ma fa abbastanza male. L’ombrello è cubico, misura pochi centimetri (non per niente il gruppo a cui appartiene si chiama Cubozoa, le cosiddette cubomeduse) e ha quattro tentacoli. Non si vede molto bene, ma se c’è… si sente. Nelle nostre acque sta diventando sempre più comune.Innocua è invece Aurelia aurita, il suo ombrello ha anche mezzo metro di diametro, ma di solito è più piccola. È quasi piatta e, in trasparenza, nel suo ombrello si vedono quattro cerchi ben definiti.

Olindias phosphorica sta aumentando lungo le nostre coste. Ha un comportamento particolare: nuota vigorosamente verso la superficie poi, arrivata a pelo d’acqua, apre i tentacoli e piano piano scende verso il fondo. Durante la discesa cattura i piccoli crostacei di cui si ciba. Arrivata sul fondo riparte nuovamente verso l’alto. I bagnanti hanno l’impressione che stia in agguato sul fondo e che poi nuoti verso di loro deliberatamente per pungerli. Non fa male come Pelagia, ma incontrarla non è un piacere. L’ombrello misura fino a cinque centimetri e ha quattro linee rosse e gialle che vanno dal centro alla periferia, contornata da puntini rossi, da cui partono tanti tentacoli.

Illustrazioni di Alberto Gennari

Un rapporto molto “scottante”

Se vi punge una medusa lavate subito e ripetutamente con acqua di mare l’area interessata e asportate con delicatezza i residui di tentacolo. Evitare di grattarsi, strofinare la sabbia o ricorrere a medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone.

Se andate ad un Pronto soccorso balneare, aiuterete anche la ricerca. I Pronto soccorso balneare, infatti, registrano ogni intervento e formano, quindi, una statistica accurata delle cose che affliggono la salute umana durante il periodo estivo. Se vi curate da soli, o andate in farmacia, la vostra puntura non entra nelle statistiche.

La campagna Occhio alla Medusa

Per tenere sotto controllo il fenomeno della proliferazione delle meduse e sapere quel che avviene a livello di bacino del Mediterraneo, la Commissione Internazionale per l’Esplorazione Scientifica del Mar Mediterraneo (CIESM), anche in collaborazione con Marevivo, ha predisposto una rete di osservatori sulle meduse, coinvolgendo sia la comunità scientifica sia gli osservatori “casuali” che, da una spiaggia o da un traghetto, possono diventare preziose vedette… di meduse.

Abbiamo visto che le meduse possono arrivare all’improvviso e altrettanto all’improvviso scomparire. Quasi mai queste apparizioni sono registrate scientificamente. La distribuzione e l’operatività dei biologi marini non è tale da poter apprezzare questi fenomeni in modo fedele. 

Le meduse, soprattutto quelle più grandi, sono ben visibili e le poche specie di importanza diretta per l’uomo sono facilmente identificabili. Tutti possono segnalarle. Magari corredando la segnalazione con una foto digitale, presa anche con un telefonino. 

Scarica il poster che contiene le illustrazioni delle specie più importanti e invia le informazioni ai coordinatori della “Operazione Meduse”

Tutte le informazioni saranno raccolte in un database che permetterà di sapere dove sono più abbondanti. Ogni avvistamento dovrebbe contenere informazioni sulla specie (alcune le vedete raffigurate in questo articolo) e sulla sua abbondanza. Una foto digitale sarà di grande aiuto.

Fateci sapere se vedete:

  1. individui isolati (questo è importante perché le proliferazioni di meduse iniziano all’improvviso, con pochi esemplari isolati che poi, a volte, possono diventare tantissimi)
  2. molti individui distanziati tra loro, in mare aperto
  3. molti individui raggruppati in strisce (ci sono particolari correnti, dette di Langmuir, che radunano il plancton, e anche la spazzatura, in tipiche strisce)
  4. moltissimi individui a formare uno sciame diffuso
  5. molti individui spinti dal vento lungo la costa o in un porto (questi eventi avvengono alla fine del ciclo biologico, quando le meduse liberano i gameti e si formano le larve e poi i polipi)
  6. meduse spiaggiate.