Posidonia, una pianta simbolo del Mare Mediterraneo

La Posidonia oceanica è una pianta sottomarina che vive nel Mediterraneo. Spesso definita erroneamente un’alga, è invece dotata di radici, lunghe foglie nastriformi, fiori verdastri che si formano sott’acqua in autunno e frutti, detti olive di mare, che maturano tra marzo e aprile. 

La Posidonia oceanica è una specie di grande valore ecologico, endemica del Mediterraneo, cioè presente solo lungo le coste di questo bacino, dove forma estese praterie sommerse che occupano una superficie stimabile in circa 20.000 miglia quadrate e che costituiscono uno degli ecosistemi più importanti e ricchi di biodiversità del nostro mare. 

Dove si trova, perché è importante

Può colonizzare vaste aree di fondale generalmente comprese tra i 30 e i 35 m di profondità, spingendosi oltre i 50 m in acque particolarmente limpide. Tollera variazioni di temperatura notevoli (tra i 10°C e i 28°C) ma è particolarmente sensibile a variazioni di salinità. 

Per tutte queste caratteristiche la posidonia è considerata un indicatore ecologico estremamente sensibile al cambiamento delle condizioni ambientali.

Una presenza indispensabile e preziosa

La posidonia, essendo una pianta, produce ossigeno: si stima che ogni metro quadrato di prateria in buona salute possa arrivare a liberare fino a 14-16 litri di ossigeno al giorno, un vero e proprio polmone blu del nostro mare.

Le praterie di posidonia, inoltre, stabilizzano, fissano e preservano dall’erosione il fondale marino e specialmente nel periodo autunnale la presenza in acqua di grandi quantità di foglie morte contribuisce a frenare il moto ondoso e il potere distruttivo delle mareggiate invernali. 

Un ambiente ricchissimo di vita

Le praterie sommerse di posidonia offrono cibo e rifugio oltre ¼ delle specie di flora e fauna presenti nel Mediterraneo e costituiscono preziose aree di nursery, cioè di riproduzione, sviluppo, nutrimento e rifugio per un elevato numero di organismi marini che qui si alimentano, si riproducono, depongono le uova, crescono. Le forme giovanili di molte specie anche di interesse commerciale trascorrono le fasi iniziali della loro vita nelle praterie di posidonia al riparo dai predatori. 

Le banquettes

I posidonieti producono materiale organico in grande quantità, sino a 38 tonnellate all’anno per ettaro, materiale che prima o poi arriva sulle spiagge dove si deposita e si accumula portando alla formazione delle “banquettes”, vere e proprie strutture vegetali che ospitano complessi ecosistemi, possono raggiungere diversi metri di altezza e avere uno sviluppo orizzontale di centinaia di metri.

Questi ammassi di resti vegetali, ostacolando l’azione erosiva delle onde, svolgono un’insostituibile azione protettiva dei litorali sabbiosi.

I residui fibrosi di foglie e rizomi, a causa del moto ondoso, si aggregano a formare delle palline di forma rotondeggiante e di grandezza variabile, chiamate egagropile.

 Le “matte”

La posidonia si insedia di preferenza su bassi fondali sabbiosi pianeggianti dove radici, rizomi e foglie si intrecciano e crescono sia orizzontalmente che verticalmente formando strutture di diversi metri di spessore chiamate “matte”.

La posidonia e i posidonieti, se indisturbati, possono vivere migliaia di anni. Con il passare dei secoli (e dei millenni), grazie a particolari processi chimici e meccanici, le matte possono creare una bordatura sommersa (récif barrièr) che si allunga parallelamente alla costa e svolge un’importante azione di protezione dai fenomeni di erosione costiera. 

 La tutela

Gli “erbari di Posidonia” sono stati considerati un ecosistema prioritario dalla Comunità Europea con la direttiva n° 43/92 CEE relativa alla “conservazione degli habitat naturali e semi-naturali e della flora e della fauna selvatiche”, recepita nell’ordinamento italiano dal D.P.R. n° 357 del 08/09/1997.

La Posidonia oceanica è specie protetta in quanto inclusa nell’allegato II (pubblicato sul supplemento ordinario alla gazzetta ufficiale S.G. n° 146 in data 24/06/99) alla Convenzione di Berna del 19/11/1979 relativa alla “Conservazione della vita selvatica dell’ambiente naturale in Europa” ratificata in Italia con la legge n° 503 del 05/ 08/ 1981 (pubblicata nella gazzetta ufficiale n° 250 dell’11/9/1981).

La Posidonia oceanica è inserita nell’Annesso II alla Convenzione di Barcellona del 1995 per la protezione del Mediterraneo dall’inquinamento, ratificata in Italia con legge n° 175 del 27/05/99.

La situazione attuale

Le praterie di posidonia sono in regressione o addirittura scomparse da interi tratti di litorale italiano dove un tempo erano l’ambiente più comune. 

Questa rarefazione è dovuta quasi esclusivamente ad attività umane come: 

  • la pesca a strascico, capace di asportare e distruggere interi pezzi di prateria; 
  • il raschiamento delle ancore delle imbarcazioni da diporto; 
  • la cementificazione delle coste (costruzione di strade, porti, consolidamenti, estrazioni di sabbia);
  • l’inquinamento da sostanze chimiche sversate in mare. 

Non meno impattante è il cambiamento climatico che sta provocando forti modifiche nell’andamento delle correnti atmosferiche e marine, e l’alterazione delle condizioni di temperatura, salinità, composizione del mare in cui la posidonia vive. 

Tra le cause indirette della regressione delle praterie sommerse, molto importante è anche la presenza di specie antagoniste, come la Caulerpa taxifolia, e di molti organismi invasivi o alieni, provenienti cioè, per varie cause, da altri ambienti marini.

La Posidonia: da rifiuto a risorsa 

La posidonia spiaggiata è considerata un “rifiuto” quando viene asportate quasi sempre in maniera invasiva e poi eliminate, può essere invece una “risorsa” se viene lasciata in loco per motivi ecologici e per favorire la protezione degli arenili.

I residui di posidonia, come gli altri materiali spiaggiati, vengono classificati come rifiuti urbani e ad essi si applica la disciplina sui rifiuti anche nelle fasi del trasporto e del successivo invio ad operazioni di recupero o di smaltimento.

Sia il Ministero dell’Ambiente (nella legge “Salvamare”) che quello delle Politiche Agricole e Forestali (Decreto sui fertilizzanti), hanno però introdotto delle modifiche volte a promuovere un utilizzo sostenibile della posidonia spiaggiata, ponendo le basi per avere “un più adeguato strumento giuridico per portare avanti l’interlocuzione con l’Unione europea insieme ad altri paesi come la Spagna, la Francia e la Grecia” e per adeguare quindi anche la normativa comunitaria.

La spiaggia ecologica

Il migliore intervento gestionale possibile degli accumuli spiaggiati di posidonia, pur rimanendo alcune criticità e difficoltà di applicazione in molti litorali, è il mantenimento in loco delle banquettes. 

È la soluzione migliore da un punto di vista naturalistico e porta alla creazione di “spiagge ecologiche” che possono essere fruite da un turismo responsabile e utilizzate a scopo educativo. 

Se questa opzione non è praticabile, il concessionario/gestore della spiaggia ha la possibilità di praticare altri interventi, come indicato dalla Circolare del Ministero dell’Ambiente (MATTM) avente per oggetto la gestione degli accumuli di posidonia spiaggiata (20/05/2019).

 

 Quanto vale la Posidonia?

La Posidonia oceanica ha uno straordinario valore ecologico, dalla cui tutela e salvaguardia derivano anche forti interessi economici che coinvolgono l’intera collettività.

  • Gran parte della produttività ittica dei mari costieri del Mediterraneo è strettamente correlato all’esistenza delle praterie di posidonia dove, come detto, sono presenti e si riproducono molti organismi marini e si sviluppano le forme giovanili di numerose specie.
  • La prateria di posidonia difende i litorali sabbiosi dall’erosione costiera. Si stima che oltre il 30% dei litorali sabbiosi del bacino mediterraneo sia in erosione, cioè con molti chilometri di spiagge in arretramento che minacciano beni, strutture e risorse naturali. Attualmente i costi di ricostruzione delle spiagge mediante ripascimento raggiungono i 1.600-2100 euro per metro lineare di fronte spiaggia.
  • Si stima che in un’area turistica, 1 mq di spiaggia ha una resa economica tra 1000 e 4000 euro per anno. Alla scomparsa di un metro di spessore della prateria corrisponde l’arretramento di ben 20 metri circa di spiaggia, con un danno economico dell’ordine di 20.000/80.000 euro per anno. Il restauro (“riforestazione”) di 1 mq di prateria costa circa 800/1.000 euro.
  • le banquettes di posidonia, un tempo considerate parte integrante del paesaggio costiero, sono oggi rimosse artificialmente senza considerare gli aspetti positivi della “convivenza” con tali forme di deposito naturale. In particolare la manutenzione e la pulizia meccanizzata degli arenili comportano la rimozione delle masse vegetali spiaggiate delle quali risultano sconosciute le molteplici e strategiche funzioni ecologiche, prima fra tutte la difesa dall’erosione, con conseguenti alti costi. La loro rimozione, inoltre comporta la sistematica sottrazione di sabbie da arenili frequentemente interessati da deficit detritici, ormai divenuti cronici lungo la maggior parte delle spiagge mediterranee.
  • In sintesi, è stato calcolato che il valore economico totale di 1 mq di prateria di Posidonia oceanica, suddiviso nel valore dei Servizi ecologici di “Regolazione dei gas presenti in atmosfera”, “Regolazione del clima” e “Controllo dell’erosione” è di oltre 2.244 euro per anno.

Marevivo per la Posidonia

Marevivo ha, fin dalla sua fondazione, concentrato le proprie energie impegnandosi per arrestare il degrado e la regressione delle preziose praterie di Posidonia oceanica, attraverso iniziative di sensibilizzazione, di ricerca e sperimentazione, campagne di comunicazione e lobby parlamentare per ottenere la giusta attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. 

Anche grazie a queste attività di Marevivo,
la posidonia è diventata una specie protetta.

Far conoscere e amare una pianta sottomarina è stata una grande sfida
che Marevivo ha raccolto e portato avanti in tutti questi anni
senza abbassare mai la guardia.

 Per saperne di più

isprambiente.gov.it/it
minambiente.it

Marevivo e la Campagna di tutela
della Posidonia Oceanica
1990

Nel 1990 é partita l’operazione che ha previsto un intervento sperimentale di riforestazione con messa a dimora di talee per un’estensione di quasi 2.000 metri quadrati di fondale. 

Nel 1991 Marevivo ha poi esteso la campagna anche a livello internazionale cercando di realizzare azioni concrete di salvaguardia della pianta attraverso azioni sinergiche di intervento tra i paesi mediterranei. L’iniziativa si è avvalsa del contributo della Marina Militare Italiana che ha messo a disposizione le navi scuola Amerigo Vespucci e Palinuro e delle Poste Italiane che hanno realizzato per l’occasione un francobollo ed appositi annulli postali. Infine, a partire dal 1992, Marevivo ha realizzato, grazie al contributo dell’ENEL, un primo esperimento in cui piantine di Posidonia oceanica sono state riprodotte in vitro attraverso l’utilizzazione di tecniche di micropropagazione e di isolamento e coltura di protoplasti, ottenute da piante madri in natura. Questa tecnica innovativa ha indicato la possibilità di realizzare in tempi brevi la propagazione della Posidonia a partire da protoplasti ed embrioni sterili.
I risultati di questo esperimento sono stati presentati a Barcellona in occasione del XX Anniversario della Convenzione.
Visti i risultati positivi di questo esperimento e l’urgenza di un intervento di salvaguardia, Marevivo ha ritenuto necessario adoperarsi per la stesura di una proposta di legge per la sua tutela, e di sensibilizzare gli altri paesi del Mediterraneo affinché seguissero l’esempio dell’Italia e degli altri paesi – Spagna e Francia – dove una legislazione è già esistente. La legge è stata presentata nel 1997 dall’On. Pecoraro Scanio.