#StopMicrofibre

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La campagna nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’inquinamento marino da microfibre.
Il lavaggio dei capi di abbigliamento è una delle cause principali della presenza di microfibre nel mare.

Il problema

Cosa succede quando laviamo un capo di abbigliamento

Il lavaggio dei capi di abbigliamento è una delle cause principali della presenza di microfibre naturali e sintetiche nel mare. Queste invisibili particelle sono ormai ovunque: ogni anno vengono scaricate negli oceani mezzo milione di tonnellate di microfibre: una quantità pari a 50 miliardi di bottiglie di plastica. Infatti, ad ogni lavaggio a mano o in lavatrice, finiscono in mare causando ingenti danni all’ecosistema e alla vita marina. 

La composizione dei tessuti sintetici

Il 64% dei tessuti prodotti è realizzato in materiali sintetici, compresi poliestere, nylon, acrilico e poliammide. Uno studio dell’Università di Plymouth, nel Regno Unito, ha analizzato per un anno cosa succede quando i materiali sintetici vengono lavati a temperature diverse, fra i 30 e i 40 gradi, con differenti tipologie di detergenti. 

Il 40% delle microfibre finisce nel mare

Secondo un recente studio della International Union for Conservation of Nature, le microfibre da tessuti sintetici rappresenterebbero ben il 35% delle microplastiche primarie (quelle cioè che non si formano dalla decomposizione dei rifiuti) che finiscono in mare. 

Il 40% di queste, supera i sistemi di filtraggio delle lavatrici e dei depuratori di acque reflue finendo in mare. 

L’acrilico è un dei più dannosi

L’acrilico, nello specifico, è uno dei tessuti peggiori, cinque volte in più di un tessuto misto cotone-poliestere. È quanto emerso dallo studio “Evaluation of microplastic release caused by textile washing processes of synthetic fabrics” De Falco,F., et al., pubblicato su  Environmental Pollution (2017) secondo cui un solo carico di 5 kg di materiale in poliestere produce tra i 6 e i 17,7 milioni di microfibre.

Microfibre e Fast Fashion

Le microfibre vengono rilasciate da tutti i tessuti ma specialmente da quelli in poliestere, poliammide e polipropilene. Questi filati sono molto diffusi, specialmente nella produzione della “fast fashion” perché più economici, durevoli e di facile utilizzo.
Ma produrre e lavare questi capi è un rischio per l’ecosistema marino perché significa immettere nell’ambiente quantità elevate di microfibre di origine sintetica.

Un pericolo per
la vita marina

Le microfibre sono ritrovate sempre più spesso negli organismi filtratori acquatici come mitili e ostriche, ma anche nello stomaco di pesci ed uccelli marini, nei sedimenti, nel sale da cucina e nell’acqua in bottiglia. Da un recente studio dell’Università delle Marche è emerso che la quantità di microfibre ingerite dagli animali marini è quasi il doppio delle microplastiche.
Le particelle entrano nella catena alimentare accumulandosi negli apparati digerenti degli animali, riducendo anche la loro capacità di assorbire il cibo. Una volta entrati nell’ecosistema marino, infatti, i microframmenti di fibra iniziano ad assorbire sostanze inquinanti e tossiche e vengono ingeriti dagli organismi che li scambiano per cibo.

Un pericolo per la
salute umana

Le microparticelle si accumulano nei tessuti degli animali marini in concentrazioni sempre crescenti via via che si sale nella catena alimentare (bioaccumulo o biomagnificazioni) fino a raggiungere potenzialmente l’uomo. Secondo uno studio dell’Università australiana di Newcastle, ognuno di noi mangia in media 5 grammi di microplastiche / microfibre a settimana. Non sappiamo qual è l’impatto reale per la salute dell’uomo in quanto le conseguenze sono attualmente allo studio, ma già è emerso che hanno importanti effetti sull’apparato respiratorio e immunitario e sul sistema endocrino. Quello che è certo è che l’uomo ingerisce microfibre attraverso il cibo, l’acqua, l’aria e i vestiti.

Cosa può fare
ognuno di noi

Cosa propone Marevivo

La petizione

Stopmicrofibre:
per un’etichetta
a tutela del mare

Firma

Marevivo insieme a Giovanni Schneider (CEO del Lanificio Schneider) nel 2019 ha lanciato una petizione per proporre un’etichettatura sui capi di abbigliamento che indichi non solo la percentuale di fibre sintetiche e naturali contenute, ma che riporti anche dei consigli su come lavare i tessuti in modo più sostenibile.
L’obiettivo è ridurre l’inquinamento delle acque provocato dalle microfibre rilasciate durante il lavaggio in lavatrice e risparmiare all’ecosistema marino un ulteriore pericolo.
La petizione ha raccolto più di 100.000 firme grazie alle quali è stato possibile proporre un emendamento da inserire nella Legge Salvamare attualmente in discussione in Parlamento.

Evento in collaborazione con l’Accademia Costume & Moda di Roma

#StopMicrofibre: Un’alleanza per un’industria tessile competitiva e sostenibile

Il 3 luglio 2019 Marevivo ha organizzato un incontro, in collaborazione con l’Accademia del Costume & Moda di Roma, e con il Patrocinio del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ha coinvolto importanti attori della filiera produttiva italiana. L’incontro era mirato a sensibilizzare le aziende dell’industria tessile e i creatori di moda sulla necessità di investire nella ricerca e nell’innovazione in tessuti più sostenibili con minor rilascio, e i produttori di lavatrici a sviluppare sistemi di filtraggio più efficaci, contrastare il problema della ‘fast fashion’ e rendere obbligatoria l’etichettatura dei capi di abbigliamento che contengono oltre il 50% di fibre sintetiche.

Il Cinema per il Mare con #Stopmicrofibre

Marevivo al Festival del Cinema di Venezia 2019

La campagna #StopMicrofibre per la tutela del mare è sbarcata anche al Festival del Cinema di Venezia. Sul grande schermo, di fronte al red carpet, sono state proiettate le immagini della campagna realizzate dall’agenzia AlphaOmega pro bono per Marevivo. Durante l’evento è stato dedicato spazio anche alla campagna #StopSingleUsePlastic con la proiezione del video “Non c’è più spazio per fregarsene” per sensibilizzare contro le plastiche monouso. Lo spot, diretto da Virginia Taroni e interpretato da Maria Mantero e Guido Taroni, è stato prodotto per Marevivo da Andy Bianchedi e dall’Agenzia di comunicazione Parini Associati. 

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