Le balene grigie sono scomparse dall’Atlantico per colpa nostra: le cacciavamo molto intensamente.

La specie è sopravvissuta in Pacifico. Ora eccole che tornano.

Il ghiaccio polare si scioglie e qualcuna ha “scavalcato” il polo e si è addentrata in Atlantico. Le balene grigie sono costiere, a volte entrano nelle grandi lagune. Mangiano piccoli crostacei che ramazzano dal fondo marino o dalla colonna d’acqua e, per farlo, si avvicinano molto alla costa. Seguendo la costa atlantica qualcuna è entrata in Mediterraneo e un avvistamento recente è addirittura sul fondo del nostro bacino, in Israele.

Ora una balena grigia si aggira lungo le nostre coste, entra nelle baie. Probabilmente è denutrita perché il nostro sistema ecologico non offre risorse sufficienti. Ma è abbastanza forte da spostarsi in cerca di cibo.

La notizia corre in rete e chi la incontra le va incontro. Lei non scappa. Forse è stremata. Forse proprio non ha paura. Chi la vede ha impulsi emotivi di grande sorpresa e di gioia irrefrenabile, qualcuno si avvicina e l’accarezza. Visto che l’acqua è ancora fredda, probabilmente nessuno si è ancora buttato in acqua per nuotare con lei. Ma se dovesse restare in giro prima o poi succederà. Sarebbe meglio, per il bene dell’animale, se non succedesse.

Capisco benissimo che l’impulso sia di “andare a vedere” e, vista la popolarità dei cetacei, è comprensibile che la voglia di interagire sia grande. Se le volete bene, statele lontani, almeno cento metri. Se si dovesse avvistare, bisogna chiamare la Guardia Costiera (1530), che poi penserà ad avvertire i cetologi che stanno studiando il caso.

Gli animali selvatici, di qualunque specie, non devono essere avvicinati. Non sono lì per intrattenerci e deliziarci. Li possiamo guardare da lontano.

Questo esemplare probabilmente non ha grandi possibilità di sopravvivenza, ma non si sa mai. Potrebbe riguadagnare l’Atlantico e, magari, trovare altri compagni e compagne.

 

di Ferdinando Boero