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L’Islanda ha riaperto la caccia commerciale alle balene per il 2024, autorizzando l’uccisione di 128 esemplari di Balaenoptera physalus. Una decisione che stride con l’impatto diretto minimo che tale pratica ha sull’economia del Paese e che mal si concilia con il sentimento della maggioranza degli stessi islandesi che per il 51% si oppongono alla caccia alle balene.

Solo lo scorso 4 maggio 40 globicefali, tra cui almeno 4 esemplari molto giovani, sono stati massacrati nella baia di Klaksvik nelle Isole Faroe, dove la pratica della “Grindadráp” continua provocando lo sterminio di almeno 800 balene pilota ogni anno. Dal 2000 ad oggi sono stati brutalmente uccisi oltre 20mila esemplari tra balene e delfini.

Una mattanza inaccettabile e crudele che non dovrebbe trovare posto nel mondo di oggi.

Le balene sono creature maestose e vulnerabili, già fortemente minacciate dalla crisi climatica, dall’inquinamento e dalle collisioni con le navi. Ma non è tutto, questi giganti del mare svolgono un ruolo fondamentale nel mitigare gli effetti del cambiamento climatico assorbendo enormi quantità di CO₂, pari a 33 tonnellate ad esemplare.

Invece di massacrarle, dovremmo fare tutto il possibile per proteggerle. Per questo abbiamo scritto alla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea per chiedere lo stop di questa pratica feroce, obsoleta e anacronistica:

‟Gentile Signora Bourdy,

Con la presente vi ringraziamo per la vostra lettera e apprezziamo la dettagliata spiegazione riguardo al quadro giuridico che disciplina la caccia ai cetacei nelle Isole Faroe.

Sebbene comprendiamo che i Trattati sull’Unione Europea e il TFUE, così come la normativa correlata dell’UE, non si applichino alle Isole Faroe, e che queste ultime siano escluse dal campo di applicazione della CITES e della Convenzione di Berna, riteniamo che l’Unione Europea abbia la responsabilità morale ed etica di affrontare questa questione con maggiore fermezza. Recentemente, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha visitato le Isole Faroe per rafforzare le relazioni commerciali tra l’Ue e questo territorio. Tuttavia, nonostante la necessità di unire le forze e incrementare la cooperazione, le Isole Faroe non possono semplicemente beneficiare di opportunità commerciali e fiscali vantaggiose, ottenere prestiti agevolati per le loro PMI e accedere ai fondi europei senza anche conformarsi alle normative Ue. Costruire una relazione di fiducia, costruttiva e duratura, implica reciprocità.

La “Grindadráp”, come praticata nelle Isole Faroe, solleva notevoli preoccupazioni ambientali ed etiche. Nonostante le riconosciute limitazioni legali, sollecitiamo la Commissione Europea a prendere una posizione più decisa contro questa pratica. La caccia annuale ai globicefali, sebbene legalmente sancita nelle Isole Faroe, è in conflitto con i valori contemporanei di conservazione e con l’impegno dell’UE per la protezione ambientale e la biodiversità.

Non possiamo accettare una situazione in cui l’Ue venga paragonata a paesi come il Giappone riguardo alla crudeltà delle pratiche di caccia ai cetacei. Il “Grindadráp” non solo mina gli sforzi di conservazione marina, ma mette anche a rischio la reputazione dell’Ue come leader globale nella protezione ambientale e nel trattamento umano della fauna selvatica.

Pertanto vi inviteremmo ad intraprendere le seguenti azioni:

1. Condanna Pubblica: L’Unione europea dovrebbe emettere una forte e inequivocabile condanna della pratica della “Grindadráp”, evidenziando il suo impatto negativo sulla biodiversità marina e le considerazioni etiche implicate.

2. Impegno Diplomatico: Impegnarsi in sforzi diplomatici sostenuti con la Danimarca per promuovere la cessazione delle pratiche di caccia alle balene nelle Isole Faroe, incoraggiando l’adesione agli standard internazionali di conservazione.

3. Sostegno per Alternative: Fornire supporto alle iniziative che promuovano mezzi di sussistenza alternativi e pratiche sostenibili nelle Isole Faroe, riducendo la dipendenza dalla caccia ai cetacei.

4. Advocacy Internazionale: Guidare gli sforzi nei forum internazionali per estendere il campo di applicazione delle convenzioni esistenti, come la CITES e la Convenzione di Berna, per includere le Isole Faroe e rafforzare le protezioni globali per i mammiferi marini.

Crediamo che queste misure, sebbene impegnative, siano necessarie per sostenere i valori ambientali e le responsabilità dell’Ue. La pratica della “Grindadráp” non solo mina gli sforzi di conservazione marina, ma offusca anche la reputazione dell’Ue come leader globale nella protezione ambientale.

Fortunatamente, le cose stanno iniziando a cambiare: il movimento #StopTheGrind ha mobilitato varie organizzazioni e ha visto una mozione presentata al Parlamento europeo dall’eurodeputato Francisco Guerreiro, che sostiene la sospensione dei finanziamenti Ue alle Isole Faroe fino a quando queste pratiche non saranno interrotte; ci sono segnali di crescente opposizione all’interno delle stesse Isole Faroe, poiché un numero crescente di cittadini faroesi sta ritirando il proprio supporto all’associazione che organizza queste cacce. Ma non è ancora sufficiente per porre fine a questo rito barbaro.

Apprezziamo la costante preoccupazione della Commissione e la disponibilità a sollevare questa questione con le autorità danesi. Tuttavia, sono necessarie azioni più decisive per garantire la protezione di queste creature senzienti e ecologicamente vitali.

Grazie per l’attenzione a questa questione critica. Attendiamo con interesse la vostra risposta e siamo pronti ad assistervi in qualsiasi modo per perseguire questi obiettivi.

Distinti saluti,

Rosalba Giugni – Presidente Marevivo”

Leggi la lettera originale »

(Foto: Andrija Ilic / Getty Images)

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