La notizia del nuovo Ministero della Transizione Ecologica è stata vissuta come una ventata di speranza in un Paese che sembrava ormai destinato a subire gli effetti del cambiamento climatico in modo passivo.

Sicuramente si tratta di una novità importante che ci rincuora, e non possiamo nascondere tutta la nostra soddisfazione: tuttavia è necessario riempire di contenuti tecnici e scientifici questo concetto, che altrimenti rischierebbe di rimanere una cornice vuota, e, quindi, un’occasione sprecata.  In questo, dovrebbe essere inutile ribadirlo, la scienza rappresenta la vera padrona: è di fondamentale importanza controllare severamente le credenziali scientifiche di chi verrà chiamato ad operare in questo ministero. Le buone intenzioni non bastano. Biodiversità ed ecosistemi sono il fulcro del New Green Deal e del Recovery Fund: la natura deve essere finalmente messa al centro, mentre nella precedente bozza del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) era del tutto assente –  concetto, questo, fortemente ribadito anche dalle Associazioni presenti alle consultazioni con il Presidente del Consiglio incaricato.

Nella sua prima versione il PNRR conteneva quasi esclusivamente ricette economiche, dimenticandosi completamente dell’ambiente e della tutela del mare. Non possiamo rischiare di lasciare la Transizione Ecologica nelle mani di chi, già in passato, non ha saputo interpretare le richieste della Commissione Europea. La Transizione Ecologica tanto acclamata sarà possibile solo se attuata sulla base di indicazioni tecniche e scientifiche, garantendo che scienziati, ecologi ed economisti lavorino insieme per il raggiungimento di quello che in questo momento rappresenta l’obiettivo comune non solo dell’Italia, ma dell’intero Pianeta.

La sfida che ci si pone davanti oggi, e che condizionerà inevitabilmente il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno dopo di noi, è quella di cambiare la visione stessa di questo futuro, in un’ottica che guardi (per la prima volta dopo anni) alla natura come un patrimonio da tutelare, e non come un mero fornitore di beni di cui abusare.