I fatti drammatici di queste settimane, e quello che ne seguirà, ci impongono di riconsiderare il nostro rapporto con la natura.

Fino a questo momento il Coronavirus ha provocato in tutto il mondo oltre 160 mila contagi. L’origine del virus, come è già successo in altri casi negli ultimi due decenni, è animale. Come Ebola, Sars, Zika, Chikungunya, Mers, Dengue e altre malattie presenti in molte aree del mondo caratterizzate da rapporti di contiguità tra uomini e animali selvatici.

Ripensare al nostro rapporto con la natura e con gli animali.

L’essere umano è parte di un ecosistema le cui dinamiche sono costantemente minacciate dalle attività antropiche. Il commercio illegale di specie selvatiche, la detenzione e vendita di animali selvatici in condizioni igieniche inesistenti, il consumo della loro carne e l’utilizzo di parti del loro corpo (scaglie, unghie, denti…) cui vengono associate dubbie proprietà curative e superstizioni, sono pratiche irrazionali e dannose: mettono a rischio la sopravvivenza di specie animali integrate negli ecosistemi e costituiscono un grave pericolo per la salute delle persone in tutto il mondo.
 
Contrastare il diffondersi di queste malattie infettive, e i danni economici a esse collegati, diventa ancora più difficile in tempi di cambiamenti climatici, a causa dell’indebolimento delle funzioni vitali svolte dagli oceani al livello planetario, dalla distruzione di aree più ricche di biodiversità e dalla produzione di cibo ed energia con modalità non sostenibili.

La tutela della nostra salute non può prescindere da quella dell’ambiente.

Come molti studi hanno dimostrato, l’indebolimento degli ecosistemi e delle comunità selvatiche di specie animali e vegetali altera la capacità degli ecosistemi di tenere sotto controllo gli agenti patogeni.

Per questo, per prevenire e difenderci dalla diffusione di malattie infettive, è necessario agire per razionalizzare il rapporto tra uomo e natura: cambiare il nostro stile di vita attraverso l’adozione di comportamenti sostenibili e la riduzione degli sprechi; aumentare i fondi per la ricerca scientifica; estendere la conservazione della biodiversità in situ (nell’habitat naturale) ed ex situ (in un ambiente diverso da quello naturale), incrementando i controlli sul commercio illegale di specie selvatiche e sull’applicazione della CITES (Convenzione sul Commercio internazionale delle specie vegetali e animali minacciate di estinzione).

Dobbiamo convincere i governi a sottoscrivere e applicare gli accordi internazionali su clima, energia, foreste e oceani e assumere definitivamente nelle politiche di tutti i paesi la consapevolezza del legame tra un “buono stato ecologico” e un buono stato economico.

Agire non come una specie dominante, ma come una specie tra le specie.