Di fronte alla consapevolezza dell’“emergenza oceanica” attuale, oltre 150 Paesi membri ribadiscono il proprio impegno per affrontare in maniera più decisa lo stato di salute degli Oceani e dei nostri mari.

Dopo una settimana di discussioni ed eventi a Lisbona, in Portogallo, si è conclusa sabato 2 luglio la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Oceano, a cui hanno preso parte i protagonisti del mondo del Mare di oltre 150 Paesi tra cui Marevivo. Al termine della Conferenza i governi e capi di Stato, riconoscendo il passato “fallimento collettivo” in merito alla tutela e alla gestione degli Oceani degli ultimi decenni, hanno concordato una nuova dichiarazione politica per salvare il nostro Oceano.

Partendo dalla comune consapevolezza dell’“emergenza oceanica” – come afferma il Segretario Generale Antonío Guterrez – in cui si trovano i nostri oceani, l’obiettivo della Conferenza era di fornire un quadro comune per sostenere ed accelerare l’attuazione dell’obiettivo 14 dell’Agenda 2030, che riguarda la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine. A tal proposito, si è discusso principalmente su quattro pilastri fondamentali: economia sostenibile, lotta all’inquinamento, protezione e innovazione.

“Save our ocean, protect our future” è quindi lo slogan della Conferenza che è dovere di ciascuno di noi rendere realtà, un impegno che riguarda tanto i singoli quanto i governi, al fine di invertire questa tendenza catastrofica e ripristinare la salute degli oceani e del Pianeta. Infatti, “non può esistere un Pianeta sano senza un Oceano sano”, ribadisce Guterrez durante la cerimonia di apertura.

Forse i numeri, che sono stati citati innumerevoli volte, parlano più delle parole: ricordiamoci che il 70% della superficie del nostro Pianeta è ricoperta dagli oceani, che producono il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbono circa il 30% della CO² generata dalle attività umane. Soprattutto, ogni anno i mari vengono soffocati da almeno 8 milioni di tonnellate di plastica, con effetti catastrofici per l’intero ecosistema marino e la sua biodiversità: intere popolazioni di squali e razze sono crollate di oltre il 70% dal 1980, mentre l’86% delle tartarughe marine, il 44% degli uccelli marini e il 43% dei mammiferi sono costantemente minacciati dal fenomeno.

Tra le sfide più significative che l’Oceano deve affrontare vi sono l’erosione costiera, l’innalzamento del livello del mare, il riscaldamento e l’acidificazione delle acque, l’inquinamento da plastica, lo sfruttamento intensivo degli stock ittici e la perdita della biodiversità marina. Il Presidente Macron ha parlato di una moratoria contro lo sfruttamento dei fondali marini, per porre fine alle attività minerarie in acque internazionali, con l’obiettivo di fermare l’autorizzazione di tutte le nuove attività che metterebbero in pericolo gli ecosistemi.

Gli Stati membri hanno dichiarato il proprio impegno e l’intenzione di agire con la massima urgenza in quanto, come si è ricordato più volte, siamo ancora molto lontani da uno scenario di gestione sostenibile e conservazione degli oceani, e il tempo a disposizione è realmente scaduto. Gli obiettivi riportati nella dichiarazione finale, scaturiti dalla convinzione che le azioni innovative e basate sulla scienza, insieme alla cooperazione internazionale, siano essenziali per la realizzazione dell’obiettivo 14, mirano a:

  • Incentivare la ricerca scientifica al fine di costruire un sistema di resilienza degli oceani e delle coste, sostenendone il ripristino e la conservazione ed investendo in infrastrutture resilienti al clima al fine di proteggere tutte le comunità la cui vita dipende dallo stato degli oceani;
  • Investire in economie oceaniche sostenibili e aumentare le soluzioni basate sulla natura, tra cui la blue economy: se gestiti correttamente, gli oceani sono in grado di produrre 6 volte la quantità attuale di cibo e 40 volte l’energia sostenibile necessarie alla vita dell’uomo sul Pianeta!
  • Utilizzare l’oceano come modello per gestire i beni comuni globali, mirando a ridurre l’inquinamento sia di origine terrestre che marina;
  • Responsabilizzare e promuovere l’istruzione oceanica di giovani, donne e popolazioni indigene, in quanto la loro partecipazione piena, equa e significativa al processo decisionale è la chiave per progredire verso un’economia sostenibile basata sull’oceano.

Tra gli impegni volontari sono inoltre da ricordare le seguenti iniziative:

  • La Protecting Our Planet Challenge investirà almeno 1 miliardo di dollari per sostenere la creazione, l’espansione e la gestione delle aree marine protette entro il 2030;
  • La Banca europea per gli investimenti estenderà altri 150 milioni di EUR alla regione dei Caraibi nell’ambito dell’iniziativa Clean Oceans per migliorare la resilienza climatica, la gestione delle risorse idriche e la gestione dei rifiuti solidi;
  • Il Portogallo si è impegnato a garantire che il 100% dell’area marina soggetta alla sovranità o alla giurisdizione portoghese sia valutata in buono stato ambientale e classifichi il 30% delle aree marine nazionali entro il 2030;
  • Il Kenya sta attualmente sviluppando un piano strategico nazionale per l’economia blu, inclusivo e multistakeholder. Si è inoltre impegnato a sviluppare un piano d’azione nazionale sui rifiuti di plastica marini provenienti dal mare;
  • L’India si è impegnata in una campagna per i mari puliti costieri e lavorerà per vietare la plastica monouso.

“L’impressione generale colta qui a Lisbona è stata quella di un cambio di passo reale nel raggiungimento degli obbiettivi prefissati dal target n.14, relativo agli Oceani, o meglio alle acque in tutte le loro forme”, afferma Pier Paolo Celeste, Responsabile della Divisione Internazionale di Marevivo, che ha rappresentato l’Associazione alla Conferenza. “Al cambio di passo si adopererà l’intera comunità internazionale degli Stati perché è consolidata la convinzione che senza lo sforzo congiunto e contemporaneo di tutti non sia possibile raggiungere i risultati.”

La Carta per la Missione Restore our Ocean and Waters 2030”, parte del progetto EU Missions della Commissione Europea, è stata presentata alla Conferenza di Lisbona e mira a unire gli sforzi per raggiungere tre obiettivi principali: ripristinare i nostri oceani e le nostre acque entro il 2030, in linea con la strategia dell’UE sulla biodiversità; prevenire ed eliminare l’inquinamento dei nostri oceani, mari e acque, in linea con il piano d’azione dell’UE verso l’inquinamento zero per aria, acqua e suolo; rendere l’economia blu a emissioni zero e circolare, in linea con la proposta di legge europea sul clima e la visione olistica sancita dalla strategia per un’economia blu sostenibile.

L’evento di Lisbona ha aperto la strada ad un lungo e non facile percorso mirato a salvare il nostro oceano, oltre che il nostro Pianeta, che proseguirà con la Conferenza intergovernativa su un trattato sulla biodiversità marina delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale, i negoziati del Quadro Globale per la Biodiversità post-2020, per giungere alla COP27 che si terrà in Egitto nel novembre 2022.

Speriamo che la Conferenza abbia segnato una svolta significativa nella direzione attuale, e che gli impegni presi da ciascun Paese siano rispettati come promesso. Ci troviamo oggi di fronte a un punto di non ritorno che diventa sempre più grave, per questo non possiamo più perdere tempo o girare intorno al problema. Energie fossili, inquinamento e tutti i mali del nostro Pianeta devono sparire una volta per tutte perché l’emergenza è reale, e se vogliamo davvero salvare il Pianeta e noi stessi il tempo di agire è adesso.