Si è da poco concluso il One Ocean Summit, uno degli eventi più importanti nell’ambito del Decennio Onu delle Scienze Oceaniche per lo Sviluppo Sostenibile.

Tenutosi nella Bretagna francese, a Brest, capitale europea delle scienze marine, il vertice ha visto riuniti i rappresentanti di oltre 100 paesi tra i maggiori bacini marittimi del mondo, con la supervisione del Segretario Generale dell’Onu, della Direttrice Generale dell’Unesco e del Segretario Generale dell’International Maritime Organization (IMO).

Tutti i presenti hanno ribadito il loro impegno a preservare i mari e gli oceani dall’inquinamento. “La nostra missione di proteggere gli oceani deve essere ampia quanto la nostra responsabilità condivisa – ha affermato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione UeEcco perché siamo venuti a Brest per unire le forze e invertire la tendenza. L’Europa, quale potenza marittima, può dare un contributo enorme. Ma è solo insieme che potremo rafforzare la protezione dei nostri oceani e farli brulicare nuovamente di vita.”

Un primo resoconto dei risultati del summit verrà proposto alla Cop27, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a Sharm el-Sheikh, in Egitto, in autunno, ma per ora sono stati fissati alcuni obiettivi ambizioni finalizzati a regolamentare diversi aspetti ancora non definiti legati alla salvaguardia dei mari.

Il primo è la creazione – entro la fine dell’anno – della “High Ambition Coalition on Biodiversity Beyond National Jurisdiction” (BBNJ), una coalizione che istituisca un’intesa globale sulla diversità biologica marina nelle zone non soggette a giurisdizione nazionale. Due terzi degli oceani, infatti, corrispondenti al 45% della superficie del pianeta, sono esclusi dalla giurisdizione nazionale e non possono quindi godere dello status di area marina protetta, nonostante siano ricche di biodiversità e sempre più vulnerabili a causa di minacce dovute all’inquinamento umano, allo sfruttamento eccessivo delle risorse marine e ai cambiamenti climatici.

Il secondo è la mappatura dell’80% dei fondali marini entro il 2030, perché il primo passo per tutelare gli oceani è conoscerne i fondali. Scandagliare le profondità oceaniche è fondamentale per avere a disposizione dati importanti – come la posizione delle faglie, le correnti, le modalità di trasporto dei sedimenti – che aiutano a fornire risposte rapide ed efficaci in caso di catastrofi ambientali e a proteggere le specie umane e marine. “Entro il 2023, lanceremo uno strumento di monitoraggio valido a livello globale, così da poter tracciare ogni singolo progresso durante il percorso – ha dichiarato Vladimir Ryabinin, Vicedirettore generale dell’Unesco a capo dell’IOC – Questa mappa mondiale del fondale marino sarà una delle eredità lasciate dal decennio dedicato agli oceani.”

Il terzo è l’inserimento dell’educazione all’oceano nei programmi scolastici entro il 2025. Per raggiungere questo obiettivo, l’Unesco ha messo a disposizione di politici e sviluppatori di programmi scolastici un archivio di contenuti educativi chiamato “New blue curriculum: a toolkit for policy-makers” per fornire le basi per integrare l’educazione oceanica a tutti i livelli della scala educativa. “La comunità internazionale deve trasformare l’educazione in uno dei pilastri dell’azione per l’oceano. Perché se lo vogliamo proteggere meglio, dobbiamo insegnare come farlo – ha spiegato Audrey Azoulay, Direttore Generale dell’organizzazione delle Nazioni Unite – In occasione dell’Ocean Summit, vogliamo dare un obiettivo comune ai 193 stati membri, chiedendo loro di portare questa tematica nelle scuole.”

Obiettivo, quest’ultimo che sta a cuore da anni anche a Marevivo, che ha realizzato progetti di sensibilizzazione ed educazione ambientale per studenti e studentesse, come “Delfini Guardiani delle Isole”, destinato alle scuole primarie delle Isole Minori, e “NauticinBlu”, rivolto agli Istituti Nautici in tutta Italia, che è da poco ricominciato finalmente in presenza dopo due anni di didattica a distanza nelle scuole. Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo sostiene da sempre: «Da sempre l’educazione ambientale è la stella polare che ci guida verso un grande cambiamento delle nostre abitudini, verso l’adozione di uno stile di vita sostenibile così come il Pianeta ci sta chiedendo.»