Un team di ricercatori marini a capo di una missione UNESCO ha scoperto una delle più grandi barriere coralline del mondo al largo delle coste di Tahiti.

Una distesa straordinaria, lunga 3 chilometri e larga 70 metri, composta da coralli giganti a forma di rosa, con un diametro di circa 2 metri.

La scoperta è particolarmente interessante, se si pensa che la barriera è stata rinvenuta a una profondità compresa tra i 30 e i 65 metri, in quella che viene comunemente definita “zona crepuscolare” dell’oceano dove finora pochissimi studiosi sono stati in grado di localizzare e studiare le barriere coralline.

Il team coinvolto, grazie all’aiuto di nuove e precise tecnologie, è riuscito a effettuare circa 200 ore di immersioni a elevata profondità per studiare l’ambiente e ha addirittura assistito alla deposizione delle uova da parte dei coralli.

«La barriera è in ottime condizioni, ci sembra un sogno» ha affermato Leétitia Hédouin del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) francese che ha scoperto per prima la barriera, durante l’immersione insieme a una sua collega. «Se pensiamo all’allarmante crisi della biodiversità in corso, questa è una bellissima notizia. (…) La Polinesia francese ha subito un significativo evento di sbiancamento nel 2019, ma questa barriera corallina non sembra essere stata colpita in modo significativo.»

Secondo un rapporto del 2020 del Global Coral Reef Monitoring Project, tra il 2009 e il 2018 è morto il 14% dei coralli del mondo. Le barriere coralline infatti sono spesso minacciate da vari fattori legati alle attività dell’uomo, come la pesca illegale non regolamentata e i cambiamenti climatici che sono conseguenza dell’inquinamento ambientale. Lo sbiancamento, ovvero la perdita di colore del corallo, è al risposta di questi organismi delicati all’aumento della temperatura delle acque che danneggia e sconvolge il loro ecosistema.

Sono in programma altre immersioni nei prossimi mesi per proseguire lo studio di questa nuova barriera, e proseguire la mappatura del fondale marino che finora è stato mappato solo per il 20%. Speriamo che questa sia solo la prima di una lunga serie di sorprese che ci riserveranno i mari.