Il PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) è uno strumento di individuazione delle zone idonee allo sfruttamento degli idrocarburi, che dovrebbe vedere la luce il prossimo settembre 2021. In parole povere: il piano del governo italiano sulle trivelle.

A guardarlo oggi 29 luglio, che è l’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui il Pianeta ha esaurito tutte le risorse disponibili per quest’anno, il piano risulta a dir poco incomprensibile: si continua ad autorizzare la trivellazione del mare per l’estrazione di materiali fossili. Non c’è traccia alcuna, nei criteri di valutazione adottati, delle direttive che arrivano dall’Europa.

È rimasta dunque inascoltata la nostra richiesta a gran voce di una Cabina di Regia per il Mare, per una governance integrata di questa risorsa preziosissima per la nostra Penisola, anzi: viene soppressa anche la Direzione Generale del Mare al Ministero della Transizione Ecologica. Ma non si chiamava Ministero dell’Ambiente e del Mare, prima?

Non ci basta assistere ai disastri causati dal clima impazzito in Europa. Non ci basta aver trovato le microplastiche nei tessuti della placenta delle donne. Non ci basta registrare 54°C in California. Non ci basta la grandine grande quanto una palla da tennis che si è abbattuta sulla carlinga di un aereo, né l’ultima tempesta in Emilia Romagna che ha costretto a chiudere l’autostrada A1.

Non ci basta sapere che la foresta amazzonica, un tempo Polmone Verde del Pianeta, adesso emette più CO2 di quanta ne assorbe.

E di sicuro non ci basta il nostro Pianeta, dal momento che l’Italia consuma come se avessimo due terre e mezzo e il suo overshoot day nazionale lo ha raggiunto il 13 maggio, esaurendo di fatto le risorse disponibili per il 2021 mesi fa.

Autorizziamo le trivellazioni in mare, come se il mare non avesse nessun ruolo per l’equilibrio del Pianeta, nessun potere di cambiare questo inquietante scenario.

Invece, il mare produce più del 50% dell’ossigeno che respiriamo, assorbe un terzo dell’anidride carbonica; le sue correnti e le maree regolano il clima e il 98% del territorio abitato dalla vita risiede in mare. Per continuare a svolgere queste funzioni vitali deve essere in buona salute.

Attualmente il mare è sotto attacco ovunque: overfishing e inquinamento stanno compromettendo irrimediabilmente la biodiversità marina. In particolare nel Mediterraneo, che è un mare chiuso ed altamente antropizzato, le attività umane stanno mettendo a dura prova l’equilibrio dell’ecosistema: il traffico marittimo senza controllo, il carico di inquinamento che riceve dai fiumi, la pesca eccessiva ed illegale costituiscono un pericolo letale per il nostro mare.

Con uno scenario tanto sconfortante, ci saremmo aspettati una forte politica integrata a difesa di questo delicato ma fondamentale ecosistema, che lavori incessantemente per arginare i problemi epocali che ci stanno portano alla distruzione della nostra civiltà. Invece, continuiamo a sottovalutare l’importanza della salvaguardia di un patrimonio naturale che nessuno ci restituirà indietro.

Continuiamo a trivellare. Ed avallare questa follia.