Marevivo è tra le associazioni che hanno scritto al MASE e al Ministero dell’Economia e delle Finanze per sollecitarne la ratifica
Il Trattato ONU sull’Alto Mare entra in vigore il 17 gennaio e sarà vincolante per tutti i Paesi – ad oggi 81 – che lo hanno ratificato. Tuttavia, spiace constatare che tra questi l’Italia non ci sia. Tra i grandi assenti anche: Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e Germania.
Il Trattato sugli Oceani rappresenta il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante sulla Conservazione e l’Uso sostenibile della Biodiversità Marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale, pari a circa il 60% degli oceani. Un traguardo che arriva dopo circa vent’anni di negoziati multilaterali, accolto con grande soddisfazione da parte degli osservatori internazionali. Lo stesso Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, lo aveva definito “un risultato storico per gli oceani e per il multilateralismo” che ha dimostrato “cosa è possibile quando le nazioni si uniscono per il bene comune”. Un’importante accelerazione in direzione della sua ratifica c’è stata nel 2025, favorita dalla Terza Conferenza ONU sull’Oceano che si è tenuta a Nizza.
Una volta in vigore, i Paesi che hanno aderito al Trattato – uno strumento essenziale per rafforzare la governance degli oceani e contrastare la crisi climatica e della biodiversità – proporranno le aree da tutelare e voteranno collettivamente sulle misure di protezione da adottare.
Ad oggi l’accordo BBNJ – noto anche come “Trattato sull’Alto Mare” – è stato adottato da 89 paesi, a New York, il 19 giugno 2023 in attuazione della “Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare” (UNCLOS). Quest’ultima, risalente al 1982, costituisce il quadro giuridico che disciplina tutte le attività negli oceani e nei mari, di cui l’Unione Europea e gli Stati membri fanno parte. L’accordo dovrebbe consentire all’UNCLOS di stare al passo con le problematiche e gli sviluppi connessi alla biodiversità marina. Si tratta del terzo accordo attuativo della Convenzione del 1982 che nasce proprio con l’obiettivo di colmare le tante lacune normative nella tutela di aree fino ad oggi caratterizzate da una sostanziale assenza di controllo.
Il nuovo quadro giuridico introduce regole comuni su cinque ambiti chiave: l’accesso e l’utilizzo delle risorse genetiche marine; l’istituzione di aree marine protette in alto mare; l’obbligo di valutazioni di impatto ambientale per le attività umane; lo sviluppo delle capacità e il trasferimento di tecnologie ai Paesi in via di sviluppo; e infine l’assetto istituzionale e finanziario dell’accordo. Uno degli elementi più rilevanti del Trattato è la possibilità, per la prima volta, di istituire aree marine protette (AMP) su larga scala in alto mare, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo globale di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030, come stabilito dal “Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montréal”.
Da tempo Marevivo insiste sulla necessità di aumentare il numero di aree marine protette in Italia, oggi 32 (di cui 2 parchi sommersi), a fronte delle 52 individuate dalla normativa. “Il nostro Paese ha una straordinaria biodiversità terrestre e marina che deve essere tutelata. Noi, che di mare ci occupiamo da 40 anni, siamo intervenuti per una politica rinnovata rivolta alle Aree Marine Protette che secondo la Legge n. 394 del 1991 devono diventare 52”, aveva dichiarato la Presidente Marevivo, Rosalba Giugni, in occasione degli Stati Generali delle Aree Protette italiane, presentando alcune proposte per salvaguardare le AMP. Ma al momento nessun risultato concreto.
La Fondazione, inoltre, è tra le associazioni firmatarie della lettera inviata lo scorso dicembre al Ministero dell’Ambiente e della Transizione energetica e al Ministero dell’Economia e delle Finanze – insieme con Blue Marine Foundation, Greenpeace Italia, WWF Italia e Food System, Client Earth – per sollecitare la ratifica del Trattato. Lettera alla quale il MASE ha risposto chiarendo che l’iter di ratifica nazionale dell’Accordo, guidato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), è al momento in fase di consultazione interministeriale.
La strada verso una concreta ed efficace attuazione del Trattato è certamente lunga e complessa, soprattutto sul piano finanziario e operativo. Tuttavia, l’entrata in vigore del BBNJ rappresenta un passaggio storico: per la prima volta, infatti, la comunità internazionale si dota di regole condivise per proteggere un bene comune globale che copre il 71% della superficie terrestre. Per questo Marevivo auspica che anche l’Italia possa ratificare l’Accordo al più presto.




