Verrà votato oggi alla Commissione Ambiente della Camera il decreto attuativo, poco ambizioso, della Direttiva Europea Single-Use Plastic che non risolve il problema della plastica nell’ambiente e non tiene conto in alcun modo delle proposte di modifica individuate da Marevivo.
Siamo in ritardo! Mentre noi continuiamo a discuterne, la plastica invade quotidianamente i nostri mari, divenendo un mostro sempre più grande e letale.

La Direttiva Europea SUP, che prevede la messa al bando di alcuni oggetti in plastica usa e getta, è nata con l’obiettivo di fronteggiare l’inquinamento da plastica, una minaccia riconosciuta come gravissima dalla comunità globale, con uno strumento innovativo ed efficace. Tuttavia, per come è stata formulata, la direttiva può solo limitare il problema, ma è molto lontana dal risolverlo.

Ogni anno finiscono negli oceani oltre 10 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Una cifra talmente alta che la nostra immaginazione non ci permette di comprenderla fino in fondo. Vediamola così: è come se l’equivalente di un camion di rifiuti finisse nel mare ogni minuto. Come possiamo pensare, dunque, di rispondere ad una emergenza simile senza armi e difese adeguate ed immediate? Se non agiamo subito, la plastica nel mare potrebbe addirittura triplicare entro il 2040. Il mare urla, chiedendo aiuto, e non possiamo più fare finta di non sentire.

Le principali criticità della direttiva

  • Il riciclo è una componente fondamentale del decreto, ma non può essere la soluzione. La quantità di plastica prodotta è troppo elevata per essere gestita e solo una parte di essa può essere riciclata. Inoltre, anche la plastica riciclata diventerà rifiuto prima o poi!
  • Gli obiettivi di riciclo non sono sufficienti;
  • Le tempistiche sono inutilmente lunghe: questo decreto attuativo è stato formulato in modo che ci sia bisogno di ulteriori provvedimenti per ogni articolo, allungando ancora di più l’entrata in vigore effettiva delle restrizioni;
  • Le sanzioni sono irrisorie rispetto all’entità del problema e le modalità di accertamento delle responsabilità sono vaghe.
  • Le bioplastiche non sono considerate uno strumento valido dalla Commissione Europea, mentre il decreto ne promuove l’uso.

Le proposte di Marevivo per implementare il decreto 

Abbiamo presentato le nostre osservazioni in audizione in Parlamento, a seguito della quale abbiamo inviato delle proposte di modifica. Ecco i punti principali:

  • Non è possibile riciclare all’infinito, occorre prevedere una progressiva riduzione della plastica monouso;
  • Gli obiettivi di riciclo devono essere più ambiziosi;
  • Alcune categorie di contenitori monouso per alimenti sono ingiustificatamente escluse dal divieto. È necessario includerle;
  • È prevista la raccolta di dati relativi agli attrezzi da pesca contenenti plastica immessi sul mercato e a quelli dismessi raccolti ogni anno sul territorio nazionale. Proponiamo però di considerare anche gli attrezzi da pesca persi o abbandonati nell’ambiente.
  • Prevedere misure a carico dei produttori anche per i rifiuti derivanti da attrezzi da pesca abbandonati o perduti;
  • Sviluppare in breve tempo sistemi di deposito cauzionale (DRS), che in altri paesi europei hanno fatto aumentare la quantità di plastica recuperata oltre il 90%.
  • Prevedere restrizioni all’immissione sul mercato dei palloncini;
  • “Chi inquina, paga”: le sanzioni devono essere più restrittive per rappresentare un deterrente efficace in relazione all’impatto negativo sull’ambiente.

A queste osservazioni, che rappresentano solo un resoconto sommario di tutte le modifiche che abbiamo proposto, va aggiunta una revisione generale del decreto che, in diversi punti, risulta essere troppo generico e quindi meno efficace per rispondere al problema.

Il decreto deve essere approvato subito, ma deve contenere le integrazioni necessarie per essere uno strumento veramente efficace nella lotta all’inquinamento da plastica. Il tempo per le mezze misure, per i ritardi e i rinvii è finito. Adesso è il momento di agire!