L’esame autoptico sul corpo del cetaceo per ora non ha evidenziato nessun fattore antropico o evento esterno, ma ci spinge a riflettere sulle conseguenze dell’azione dell’uomo sull’equilibrio dell’ecosistema marino.

È terminata ieri sera la necroscopia sulla balenottera trovata senza vita qualche giorno fa nel Porto di Sorrento. La necroscopia, durata 13 ore, non ha ancora stabilito con certezza le cause della morte dell’animale, ma ha escluso la presenza di fattori antropici o eventi esterni e la presenza di plastica all’interno dello stomaco.

Il grandissimo lavoro è stato possibile grazie al coordinamento dei tanti soggetti coinvolti. In particolare, la necroscopia è stata effettuata da un team coordinato da Sandro Mazzariol, professore all’Università di Padova e responsabile dell’unità di intervento del Cetaceans strandings Emergency Response Team (Cert)., centro di referenza degli istituti zooprofilattici per gli spiaggiamenti di mammiferi marini sulle coste italiane, ma il merito va anche alla Capitaneria di Porto, all’Area Marina Protetta di Punta Campanella, all’ASL della Campania, al Comune di Sorrento, alla Regione Campania, all’ARPA Campania, all’Istituto Zooprofilattico, all’Anton Dohrn, all’ Università di Siena , al CRIuV Group; all’Università degli Studi di Napoli Federico II e alle delegazioni regionale e territoriali di Marevivo.

Il decesso è avvenuto circa una settimana fa: se in un primo momento si era ipotizzato che si potesse trattare dello stesso esemplare avvistato quello stesso pomeriggio nel porto, un confronto con le immagini video ha escluso questa possibilità. Escluso anche che si trattasse della madre di quell’esemplare, in quanto non risulta che la femmina analizzata abbia partorito da poco.  Con i suoi quasi 20 metri di lunghezza, si conferma la balenottera comune più grande mai registrata nel Mediterraneo. Campioni di organi e tessuti sono stati prelevati e saranno analizzati da vari laboratori italiani e stranieri nelle prossime settimane da un punto di vista genetico, patologico e tossicologico. Le ossa saranno sottoposte a specifici trattamenti, ma è ancora da stabilire la loro collocazione futura.

Come Marevivo siamo intervenuti immediatamente, grazie alla presenza dei responsabili delle delegazioni Campania, Sorrento e Salerno, seguendo ogni fase della complessa operazione. Siamo molto soddisfatti che il nostro lavoro abbia favorito questo risultato: piano piano si cominciano a capire alcune componenti di questo terribile episodio, ma questo non sarebbe stato possibile se si fosse optato per l’affondamento dell’animale, ipotesi che ci ha visto da subito contrari. Il fatto che così tante istituzioni e enti siano intervenuti, è un’ulteriore conferma dell’importanza scientifica di questo evento” ha dichiarato Rosalba Giugni, fondatrice e Presidente di Marevivo Onlus. “Questo episodio è un segnale che deve farci aprire gli occhi su un dramma di più ampia portata: ogni anno sono migliaia le balene che vengono uccise in tutto il mondo nell’indifferenza generale. Ci emozioniamo di fronte alle terribili immagini di un esemplare che arriva sulle nostre coste, ma decidiamo di chiudere gli occhi per quello che succede in Giappone o in Norvegia, ma la biodiversità marina non conosce frontiere: compromettere la salute del mare è un danno per l’intera umanità”.