Marevivo e Zero Waste Italy lanciano una petizione per chiedere alle istituzioni che la misura entri in vigore il 1° gennaio 2027

L’inquinamento da plastica non è solo un problema ambientale ed economico, ma tocca in primis la salute di tutti noi. Per questo occorre agire su più fronti: contrastarne la dispersione, informare i cittadini, e soprattutto produrne di meno. Tra gli strumenti che ne limiterebbero la produzione c’è la Plastic Tax. Tuttavia, dal 2020 ad oggi sono ben otto i rinvii che ne hanno ostacolato l’entrata in vigore, attualmente fissata al 1° gennaio 2027. Allo scopo di scongiurare l’ennesimo rinvio, Fondazione Marevivo e Zero Waste Italy lanciano una petizione nazionale su Change.org per chiedere al Governo e al Parlamento di garantire che diventi esecutiva. Primo firmatario è il maestro Michelangelo Pistoletto, tra i fondatori del Manifesto degli Artisti per il Mare. 

“Tutti noi siamo responsabili di ciò che la natura sta subendo. Occorre eliminare il superfluo per ripristinare un equilibrio tra natura e artificio. Nel ’67 ho realizzato la Venere degli stracci, proprio come simbolo dell’iperconsumismo. Dobbiamo diffondere maggiore consapevolezza, prendendo come esempio il mare dove nascono isole e continenti di plastica, che è nociva per gli animali che la mangiano e per noi uomini che la respiriamo sotto forma di microparticelle. Siamo diventati insaziabili di inutilità, mentre l’arte può aiutarci a tornare a ciò che è utile ed essenziale” dichiara il maestro Pistoletto.

Secondo le stime riportate nella petizione, che mira a innescare un circolo virtuoso orientando le scelte industriali e favorendo l’impiego di plastica riciclata, ogni anno circa 229.000 tonnellate di plastica finiscono nel Mar Mediterraneo (fonte: IUCN). Un fenomeno che compromette gli ecosistemi marini e contribuisce alla diffusione di particelle plastiche nell’ambiente e, di conseguenza, nella catena alimentare. Recenti studi scientifici hanno documentato la presenza di microplastiche nei campioni di sangue umano, nei tessuti cerebrali, nella placenta, nel latte materno, nelle arterie e nel liquido seminale e, sempre di più, emergono possibili connessioni con ictus, infertilità e alterazioni neurologiche. Ridurre la produzione e la dispersione di plastica significa agire alla radice del problema, limitando il suo impatto su ecosistemi e persone.

 “La plastica si diffonde in modo pervasivo nel nostro mare, dove i pescatori tirano su più plastica che pesci, ma quella che vediamo in superficie è solo la punta dell’iceberg. La Plastic Tax è uno strumento utile per ridurre la diffusione di questo materiale inquinante, rendendo più conveniente il riciclo per le aziende e producendo come effetto positivo quello di tutelare il mare, la biodiversità e, soprattutto, la nostra salute” dichiara Raffaella Giugni, Segretario Generale Marevivo. 

La Plastic Tax è una tassa sulla plastica monouso prodotta con polimeri vergini (non riciclati), utilizzati per realizzare imballaggi e oggetti usa e getta, come bicchieri e stoviglie. Si applica a produttori, importatori e committenti, senza colpire i consumatori, e mira a rendere meno conveniente la plastica vergine e più vantaggiosa quella riciclata, che oggi costa di più. Oltretutto, la plastica differenziata fatica a trovare acquirenti e si accumula in massa nei depositi, aumentando il rischio di incendi, danni ambientali e sanitari. Un esempio emblematico è il rogo divampato a giugno 2026 in uno stabilimento di recupero e riciclaggio di rifiuti plastici a Vicopisano (Pisa), che ha provocato una nube tossica visibile a chilometri di distanza. 

“In estate Zero Waste Italy ha scritto al MASE una lettera preoccupata per la catena di incendi che ha percorso molte piattaforme di riciclo, così come per la diffusa sospensione delle raccolte differenziate del multimateriale. Far sì che la Plastic Tax, per anni rinviata, entri in vigore non solo contribuirebbe a garantire il mercato del riciclo, ma aiuterebbe anche a decongestionare gli impianti e a ridurre molti imballaggi ad oggi difficilmente riciclabili” dichiara Rossano Ercolini, Presidente di Zero Waste Italy.

Oltretutto, in Italia c’è un paradosso: dal 2021 si paga una “Plastic Tax” europea, versando 800 euro per ogni tonnellata di imballaggi in plastica non riciclati all’UE, per un costo di circa un miliardo di euro l’anno a carico del bilancio dello Stato, quindi di noi cittadini ma, in mancanza di una Plastic Tax nazionale, le imprese non si sentono costrette a ridurre l’uso di plastica vergine e a investire nel riciclo. Anche su questa criticità si concentra l’appello di Marevivo e Zero Waste Italy: affiancare agli strumenti europei una misura nazionale, come hanno già fatto Regno Unito, Spagna e a breve farà la Germania – significa allinearsi alle migliori pratiche europee e dare valore a una filiera, quella del riciclo, che è già tra le più avanzate del continente. 

La petizione di Marevivo e Zero Waste Italy, presentata in anteprima sabato 17 ottobre a Vicopisano (Pisa), si rivolge a cittadini, associazioni, imprese, chiamati a sostenere un’istanza che cerca di coniugare tutela ambientale, salute pubblica ed economia circolare.

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