Operazione Reti Fantasma è un progetto per recuperare reti abbandonate. I fondali marini, infatti, sono pieni di reti abbandonate o perse accidentalmente che tra i rifiuti marini rappresentano una delle minacce più grandi per l’ecosistema. Sono un pericolo per la fauna marina, perché gli animali rimangono intrappolati e soffocano. Inoltre, con il tempo, si sminuzzano in piccoli pezzi, le microplastiche, che vengono ingerite dagli animali.

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L’ULTIMA OPERAZIONE EFFETTUATA:

ISOLA DEL GIGLIO / 30-31 AGOSTO 2021

Rimossa dal fondale una rete di 500 metri insieme ad altri rifiuti

L’operazione è stata realizzata dai sub di Marevivo con il supporto della Guardia Costiera-Corpo delle Capitanerie di Porto di Porto Santo Stefano e Isola del Giglio, coadiuvati dai biologi marini di Marevivo che hanno assistito alle operazioni e fatto un’attività di analisi dello stato della rete che era adagiata su un fondale caratterizzato dalle tipiche biocenosi del coralligeno Mediterraneo.

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Secondo un rapporto realizzato da FAO e Unep (2009), ogni anno in tutto il mondo vengono abbandonate o perse dalle 640.000 alle 800.000 tonnellate di attrezzi da pesca (reti, cordame, trappole, galleggianti, piombi, calze per mitilicoltura). Il 46% dei rifiuti presenti nel Great Pacific Garbage Patch è costituito da attrezzature e reti da pesca perse o abbandonate. Nel Mediterraneo, recenti ricerche condotte in diverse località, indicano che gli attrezzi da pesca possono rappresentare addirittura la maggior parte dei rifiuti marini registrati, con cifre che raggiungono anche l’89%.

Questi numeri fanno degli attrezzi e delle reti da pesca il primo rifiuto rinvenuto nei mari.

L'IMPEGNO DI MAREVIVO

“La pulizia dei fondali e l’eliminazione delle reti fantasma è diventata la priorità per proteggere la vita marina. Se non vengono programmati degli interventi di rimozione, l'ammontare delle attrezzature da pesca sommerse, nella gran parte composto di materiali resistenti e plastica destinata a non degradarsi mai, continuerà a crescere a dismisura e le conseguenze sugli ecosistemi marini e sulla vita dell’uomo sul Pianeta saranno irreparabili”.

Massimiliano Falleri, Responsabile Divisione Sub Marevivo

SOLO NEL 2020 ABBIAMO RECUPERATO 4 QUINTALI DI RETI ABBANDONATE

Guardaci in azione

Alcuni video delle nostre ultime operazioni di recupero delle reti fantasma

Marettimo

Le operazioni si sono svolte alla Secca di Punta Bassana a Marettimo con la preziosa collaborazione dell’Area Marina Protetta Isole Egadi, del Comune di Favignana, del Blu Teck Diving Marettimo e del Servizio Navale Carabinieri. È stato recuperato circa 1 quintale di reti abbandonate.

Ciclopi

I nuclei subacquei si sono immersi per recuperare le reti dai fondali delle Isole Ciclopi, con il supporto dell’Area Marina Protetta Isole Ciclopi, del Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Messina, del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, del Servizio Navale Carabinieri. Sono stati recuperati circa 2 quintali di reti e  attrezzi da pesca abbandonati.

Cecina

La Divisione Sub ha scandagliato i fondali di Secca di Vada, a nord di Cecina, per bonificare l’area inquinata non solo da reti fantasma ma anche da pneumatici e rifiuti plastici. L’operazione si è svolta in collaborazione con il Diving Centro Sub Cecina, il Centro Nautico Nettuno e il Comune di Cecina.

Linea Gialla #netforearth

Recuperati 3.000 metri di reti abbandonate sui fondali marini di San Vito Lo Capo e Isola delle Femmine

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Non è sempre possibile recuperare interamente la rete, ogni situazione va valutata per non arrecare danno all'ecosistema.

Nelle operazioni di rimozione seguiamo le linee guida del manuale operativo per prevenire e mitigare l’abbandono in mare di attrezzi da pesca messo a punto nell’ambito del Progetto Life GHOST

GLI INTERVENTI DI MAREVIVO NELLE AREE MARINE PROTETTE

Per quanto riguarda il Mediterraneo, la presenza di reti e attrezzi da pesca abbandonati è ancora più impattante all’interno delle Aree Marine Protette, specialmente nelle zone A di riserva integrale, ovvero in quelle porzioni di mare che godono della massima protezione per garantire la tutela delle specie animali e vegetali e assicurare la loro riproduzione. Durante gli interventi di recupero, la Divisione Subacquea di Marevivo opera grazie al supporto dei propri diving  e dei diving delle stesse Aree Marine Protette, in collaborazione con il Corpo delle Capitanerie di Porto e delle amministrazioni comunali.

COSA SONO GLI ALDFG

Acronimo di Abandoned, lost or otherwise discarded fishing gear - diventano vere e proprie trappole che occupano i fondali o che vengono trascinate dalle correnti continuando ad imprigionare e a pescare la fauna marina.
Circa 100.000 mammiferi marini e un milione di uccelli marini muoiono ogni anno a causa dell’intrappolamento in queste reti o per l’ingestione dei relativi frammenti. Tartarughe, pesci, cetacei, squali, foche, crostacei, uccelli che si gettano in acqua per catturare piccole prede, muoiono per soffocamento, per l’impossibilità di procurarsi il cibo o anche nel tentativo di liberarsi. Senza contare che i pesci che muoiono nelle reti possono anche attirare predatori che a loro volta restano imprigionati con conseguente cattura ciclica da parte dell'attrezzo da pesca. Studi recenti dimostrano che l'attrezzatura fantasma ha una probabilità 4 volte maggiore di danneggiare la vita marina rispetto a tutte le altre tipologie di rifiuti.
Pur essendo scarsamente documentate, le cause dell'abbandono di reti e attrezzi da pesca sono principalmente riconducibili a condizioni meteorologiche avverse, conflitti fra attrezzature e pesca illegale.

DEGRADO HABITAT MARINI

Se, soprattutto quando fluttuano, le reti abbandonate continuano a pescare, quando invece si poggiano sui fondali finiscono per compromettere organismi come le fanerogame marine - ad esempio la posidonia - le alghe brune, verdi e rosse e gli organismi incrostanti come quelli che compongono il coralligeno. Le reti e gli attrezzi fantasma, possono arrivare ad alterare e degradare gli habitat marini, come ad esempio la barriera corallina, e comprometterne la biodiversità locale.

L'ECOSISTEMA MARINO SOTTRAE IL 93% DI ANIDRIDE CARBONICA AL PIANETA

Il 93% dell’anidride carbonica mondiale, viene sottratta dall’atmosfera e resta negli oceani grazie alle fitte relazioni che si instaurano negli ecosistemi marini tra fitoplancton, alghe, fanerogame e animali. Perdere anche solo l’1% di questo ecosistema equivale a rilasciare le emissioni di 97 milioni di auto. Un impatto forte in questo senso è dato proprio dalla pesca a strascico, che ogni anno spazza via circa 3,9 miliardi di acri.

Gli oceani assorbono più carbonio delle foreste.

INQUINAMENTO DA PLASTICA

Ma le reti abbandonate non solo sono una minaccia grave per gli organismi marini, rappresentano una delle principali fonti di inquinamento plastico oceanico. Infatti, i materiali polimerici di cui sono per lo più costituite le reti, permanendo spesso a lungo nell’ambiente marino, possono ridursi in frammenti sempre più piccoli, contribuendo all’aumento della presenza di microplastiche nei mari e negli oceani. Inoltre, le reti e gli attrezzi da pesca abbandonati in acqua costituiscono un potenziale pericolo sia per chi naviga, sia per chi pratica attività subacquee. Se si considera poi che queste reti fluttuano sospinte dalle correnti marine anche per lunghe distanze, c’è anche il rischio che possano veicolare specie aliene, con tutte le conseguenze immaginabili per la biodiversità degli ecosistemi marini.

RETINE PER MITILICOLTURA

Anche gli allevamenti di pesci e molluschi sono associati alla presenza di reti e attrezzi da pesca abbandonati in mare. Pur non essendo ad oggi disponibili stime globali dei livelli di abbandono delle attrezzature di pesca provenienti dall’acquacoltura, in Italia, secondo alcuni studi condotti nel Mare Adriatico nell’ambito del progetto DeFishGear, le reti per mitilicoltura sono al settimo posto della top 20 degli oggetti rinvenuti sulle spiagge, rappresentando anche la terza tipologia di rifiuto (8,4% sul totale) registrata nei monitoraggi effettuati sul fondale marino.  Questi strumenti sono realizzati in polipropilene, una plastica molto resistente, e si stima che ne vengano impiegati circa 480 tonnellate ogni anno  Occorre, quindi, trovare un materiale alternativo che possa essere facilmente riciclato per entrare nell’ottica di una economia circolare.

LA LOTTA CONTRO I RIFIUTI MARINI NON INIZIA IN MARE

Il Parlamento europeo esorta l’UE ad accelerare lo sviluppo di un’economia circolare in questo settore. La deputata Catherine CHABAUD (Renew, FR), ha dichiarato: “I rifiuti marini sono una questione trasversale che deve essere affrontata in modo olistico. La lotta contro i rifiuti marini non inizia in mare, ma deve coinvolgere una visione a monte che comprende l’intero ciclo di vita di un prodotto. Ogni rifiuto che finisce in mare è un prodotto uscito dal ciclo dell’economia circolare. Per combattere l’inquinamento marino, dobbiamo continuare a promuovere modelli di business virtuosi e integrare nuovi settori come la pesca e l’acquacoltura in questi sforzi globali. Non c’è pesca sostenibile senza un oceano sano“.

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